Pere, kiwi e mele: sono questi i prodotti su cui il segmento dell’ortofrutta nutre le maggiori aspettative in termini di export all’interno dell’accordo Ue-India. Eccellenze italiane che in precedenza erano soggetti a una tariffa del 33%, ora subiscono un taglio al 10%.
«È fuori dubbio che il margine di miglioramento è sensibile e che si tratti di tre prodotti di cui l’Italia è un grande produttore», commenta a Il Sole 24 Ore Radiocor Paolo Bruni, presidente Cso-Italy, da sempre in prima linea nel definire i dossier strategici che guidano gli accordi bilaterali con i Paesi stranieri su questa filiera.
«Si tratta ovviamente di capire quanti anni occorreranno per arrivare a regime e quali saranno le modalità – aggiunge – ma siamo fiduciosi. E sicuramente, quando quest’accordo sarà a regime, le esportazioni di beni della Ue verso l’India potranno forse raddoppiare, se consideriamo che parliamo di un paese di 1 miliardo e mezzo di abitanti tra i quali esiste una fascia di cittadini ad alto potere di spesa».
Scorrendo la lista dei prodotti definiti “sensibili”, dunque esclusi dall’accordo, accanto a giganti come carne, riso, pollo, l’occhio cade sull’aglio.
Da sempre – spiegano da Fruitimprese – l’aglio europeo è un prodotto molto sensibile, addirittura gode di una regolamentazione speciale. Dalla Cina, produttore leader a livello globale, c’è un contingente soggetto a titoli di importazione e da quel Paese può importare solo chi vanta una lunga tradizione commerciale in questo senso. Un sistema chiuso, in pratica, costruito per volontà della Spagna, occupa una posizione leader sul mercato europeo.
