Cambieresti il tuo lavoro? Questa domanda a cui fino a poco tempo fa una quota maggioritaria di lavoratori rispondeva serenamente di sì, adesso non incontra più quel consenso così allargato e spensierato, almeno a livello globale. Semmai si sta consolidando la quota di lavoratori che esprimono una valutazione positiva del proprio lavoro e pianificano di non cambiare azienda nei prossimi mesi: tanto in un caso quanto nell’altro sono poco più di sei su dieci, secondo quanto emerge dalle rilevazioni del Global Talent Barometer di ManpowerGroup, condotto in 19 Paesi e basato su un campione di oltre 13 mila partecipanti. Il rapporto offre una panoramica completa di come lavoratrici e lavoratori percepiscono l’attuale scenario professionale, esaminando aspetti legati al benessere, alla soddisfazione sul lavoro e al livello di fiducia. Quest’ultimo dato è forse quello un po’ più critico e registra un calo di 7 punti percentuali: chi dice di avere fiducia nelle proprie competenze è sceso al 68%, dal 75% del 2025, per via del crescente senso di incertezza dovuto alla capacità di gestire l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie. Questo è vero soprattutto per i più senior.

Gli italiani più fiduciosi

Il focus sull’Italia mostra dati più elevati sulla fiducia in sé e nel proprio ruolo: l’85% delle persone intervistate si sente competente e adeguatamente preparato per le mansioni che svolge, il 71% ritiene di avere l’opportunità di acquisire nuove abilità all’interno dell’azienda e il 56% crede nelle proprie opportunità di carriera. Cala invece in modo significativo – da 80% a 61% – la fiducia nell’utilizzo di tecnologie e strumenti recenti, anche per le nuove competenze richieste in ambito AI. In particolare, risultano maggiormente dubbiosi i profili a bassa specializzazione, che hanno un indice di fiducia del 51%, e le generazioni più senior come boomer (42%) e GenX (56%).

La centralità della formazione su Ai e tecnologie

«Il Global Talent Barometer nasce con l’obiettivo di offrire a istituzioni e organizzazioni uno strumento utile per comprendere in modo più profondo come le persone vivono il proprio lavoro e il contesto professionale in cui operano», spiega Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia. «In uno scenario caratterizzato da una buona soddisfazione lavorativa e da un apprezzamento diffuso per il proprio impiego, emerge con forza il tema dell’adattamento alle nuove tecnologie. L’adozione dell’intelligenza artificiale e di nuovi strumenti non può prescindere da percorsi strutturati di formazione: eppure oltre la metà delle lavoratrici e dei lavoratori dichiara di non aver ricevuto recentemente attività di training (57%) o di mentorship (72%)».

Il benessere e la sicurezza al lavoro

Se da un lato in Italia la maggior parte delle persone percepisce il proprio lavoro come significativo e dotato di uno scopo (78%), si riconosce nei valori e nella visione dell’azienda per cui lavora (69%) e sente di ricevere supporto per mantenere un buon equilibrio tra vita privata e professionale (62%), c’è comunque una quota significativa di persone, oltre la metà (56%) che dice afferma di avere recentemente vissuto situazioni di burnout, dovute principalmente a stress (27%) e a notevoli carichi di lavoro (18%). Quello che sembra fare la differenza nella soddisfazione e nel benessere sono i capi: il 61% delle persone si sente tutelato dai propri manager per quanto riguarda le opportunità di crescita professionale e il 65% è convinto della sicurezza del proprio attuale impiego. La metà resta convinta di poter trovare un nuovo lavoro, se necessario, e considera fondamentale il rapporto umano: la quasi totalità (94%) di candidati e candidate pensa che sia importante che il proprio curriculum sia esaminato da una persona e considera pressoché altrettanto importante (91%) parlare direttamente con qualcuno durante il percorso di assunzione.

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