Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera lo scorso 16 luglio, è cominciato stamane l’esame del testo della nuova legge elettorale, lo Stabilicum, a Palazzo Madama, in Senato, secondo la versione licenziata da Montecitorio. E, quindi, con il famoso emendamento sulle preferenze (bocciato per un solo voto e passato grazie ai franchi tiratori), che ha fatto segnare un punto a vantaggio delle opposizioni, che l’avevano presentato.
Si discuterà, tra le altre cose, della soglia dalla quale scatta il premio di maggioranza, la quota di seggi supplementari che “mette in sicurezza” la coalizione uscita vincitrice dalle elezioni. Al momento la soglia è al 42% ma Fratelli d’Italia vorrebbe abbassarla al 41%, mentre Forza Italia intende alzarla al 43%.
La maggioranza ha rinunciato al ballottaggio, presentato tramite un emendamento da Marcello Pera. Pensato per mettere all’angolo Roberto Vannacci e fomentare l’elettorato sul cosiddetto “voto utile” , la premier – che segue tramite Donzelli e Malan i lavori parlamentari – ha dato indicazioni di fare marcia indietro sul secondo turno.
Si punta alla questione delle piccole liste, i candidati che si presentano con partiti o movimenti che restano sotto la soglia del 3%. Finora, la regola prevedeva che venisse ripescato solo il “miglior perdente”, cioè il partito che al di sotto del 3% contribuisce ad eleggere deputati e al successo di una coalizione. Si punterebbe ad abbassare questa soglia all’1%, aumentando quindi al massimo la rappresentatività e l’impostazione proporzionale della legge.
La premer è decisa a far approvare la legge. Altrimenti, secondo i retroscena circolati, ha minacciato Forza Italia e Lega di andare a elezioni a gennaio.

