La svolta proteica rafforza i conti di Amadori. Il gruppo leader nelle carni avicole ma che negli anni sta sbarcando anche nelle filiere delle carni di suino e delle proteine vegetali ha chiuso il 2025 con un fatturato di 1.829 milioni in crescita del’6,27% rispetto allo scorso anno ma soprattutto con un Ebitda di 195 milioni, cresciuto del 36,8% rispetto all’anno precedente. Sulla scorta di queste performance l’Ebitda ha raggiunto un’incidenza sul fatturato che ha superato la soglia del 10 per cento.
L’«evoluzione proteica» dell’azienda
«I risultati – commentano dal Gruppo Amadori – testimoniano la validità della visione strategica e del modello di business costruito sulla centralità delle filiere produttive e sull’evoluzione proteica dell’offerta. Il 2025 è stato infatti un anno di consolidamento del posizionamento del Gruppo come “The Italian Protein Company”, con un portafoglio prodotti ampio e diversificato, a base di fonti proteiche animali e vegetali, provenienti da filiere controllate, all’insegna di un servizio e di una qualità capaci di incontrare esigenze e bisogni di clienti e consumatori».
Investiti 87 milioni e budget di 330 milioni per il 2026-28
Di grande rilievo anche gli investimenti effettuati nel corso del 2025, pari a circa 87 milioni e orientati al potenziamento dell’architettura operativa. Il piano di crescita e sviluppo ha puntato da un lato all’ampliamento della capacità produttiva e, dall’altro, all’efficientamento tecnologico degli asset esistenti. A questo proposito va ricordata la nuova piattaforma logistica primaria di Cesena, progetto strategico ad alto tasso di innovazione con un investimento di 62 milioni.
E gli investimenti non si esauriscono di certo qui. Il piano proseguirà per il periodo 2026 e 2028 con ulteriori 330 milioni circa di investimenti diretti a migliorare il benessere animale, aumentare la capacità produttiva e supportare l’efficienza attraverso investimenti in campo tecnologico e sempre di più orientati in ottica ESG.
Tra i risultati positivi di mercato va poi ricordato il raggiungimento di una quota del 30% del settore avicolo raggiunta da “Il Campese”: la prima filiera italiana del pollo allevato all’aperto e la seconda in Europa. Una case history di successo che lo scorso anno ha messo a segno peformance d’eccellenza sia in volume che in valore e che nel 2026 celebra il suo 25° anniversario.

