Il 2026 si profila come un anno di consolidamento per il mercato pubblicitario globale. Un modello più maturo in cui creatività, dati e misurazione economica non sono più a intendersi come dimensioni alternative, ma componenti integrate dello stesso processo decisionale.
È questo il quadro che emerge dalle tendenze individuate da Amazon Ads, che fotografa un’industria sempre più orientata a collegare gli investimenti pubblicitari a risultati misurabili lungo l’intero percorso di relazione con il consumatore. Un passaggio che riflette l’evoluzione delle aspettative dei brand, chiamati a giustificare la spesa media non solo in termini di visibilità, ma anche di contributo al business.
Secondo Marina Guida, Head of Sales di Amazon Ads Italia, il cambiamento è già in atto: «Il mercato sta evolvendo rapidamente verso modelli pubblicitari sempre più sofisticati». E anche la direzione è chiara: «Nel 2026 l’advertising entra in una nuova fase di maturità in cui non si tratta più di scegliere tra creatività e performance, tra brand awareness e conversione. Sempre più brand stanno scoprendo il valore di integrare questi elementi lungo tutto il customer journey, combinando insight e creatività. Questo approccio permette di costruire campagne che parlano davvero alle persone, nei momenti in cui sono più ricettive, attraverso i canali che preferiscono».
Creatività e dati: fine della contrapposizione
La prima tendenza riguarda il superamento della storica separazione tra funzione creativa e analisi dei dati. Una distanza che ha sempre meno senso, peraltro, in un momento in cui le tecnologie rappresentano la porta per l’accesso a innumerevoli fonti di dati. L’uso degli insight non è più limitato alla fase di misurazione ex post, ma può diventare un input strategico nella progettazione delle campagne. E questo cambio di metodo, evidentemente, promette di incidere direttamente sull’efficienza degli investimenti.
«La “scienza” dei media e l’“arte” della creatività – sottolinea Kate McCagg, Global Head dell’Amazon Ads Brand Innovation Lab – vengono spesso considerate due entità separate. Ma le campagne più efficaci sono quelle in cui i segnali di audience ispirano davvero il processo creativo, non si limitano a validarlo a posteriori». Un passaggio che, secondo McCagg, consente di ridurre il rischio di messaggi poco pertinenti o percepiti come invasivi, aumentando il ritorno sull’investimento.

