Cesare Parodi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, nel corso della riunione del Comitato direttivo centrale della stessa Anm a Roma, ha formalizzato le proprie dimissioni, annunciate lunedì scorso poco dopo la chiusura dei seggi per il referendum costituzionale. “Oggi lascio. Sento il bisogno di tornare alla mia famiglia e l’Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno”, ha affermato, parlando di un’ esperienza “straordinaria” e ricca dal punto di vista umano e professionale, ma riconoscendo che “la vita a volte ci impone scelte che non possiamo eludere” e che il passo indietro rappresenta un “passaggio obbligato”.
Parodi ha poi collegato le sue dimissioni all’esito del referendum, ricordando che la vittoria del No non può essere interpretata come un mandato incondizionato: “Quella giunta dai cittadini è una delega forte, ma non in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa e ora dobbiamo meritarla”. Ha avvertito che il risultato ha aperto uno spazio di ascolto che rischia di richiudersi rapidamente se non sarà riempito da “segnali concreti di rinnovamento”. La vittoria, ha affermato, “ha riacceso la luce, ma non ha pulito la stanza”: da qui la necessità di recuperare credibilità, trasparenza, fiducia e professionalità, dimostrando la capacità dell’Anm di autoregolarsi.
La riunione si è aperta con la sua relazione introduttiva, accolta da un lungo applauso dei magistrati presenti. Rivolgendosi ai colleghi, ha evidenziato che “questo risultato positivo è la conseguenza del fatto che siamo stati uniti”. Ai giovani magistrati, ha detto, va lasciato un messaggio chiaro: una magistratura capace di discutere e anche dividersi, ma capace soprattutto di restare comunità—non per sé, non contro qualcuno, ma per tutti.
Ha ribadito l’importanza che l’Anm continui a collaborare con le istituzioni: “Se la politica avrà il garbo di chiederci cosa pensiamo delle riforme, noi ci siamo; se ci chiede quali sono i veri problemi, siamo pronti a contribuire”.
“Ci vuole poco – ha osservato inoltre – per sedersi a un tavolo con la politica, se c’è la volontà”. Ha ricordato il clima sgradevole creatosi durante la campagna referendaria, che ha detto di aver personalmente patito, aggiungendo però che continuare a insistere su quel clima significherebbe “perdere tempo”.
Parodi ha sottolineato anche la centralità del dialogo con la società civile: “Abbiamo finalmente provato a comunicare senza timore, aprendo porte rimaste troppo a lungo socchiuse. Il dialogo con il paese non deve essere un episodio, ma diventare un metodo”. Ha ribadito che l’Anm “non avrà mai un ruolo politico”, che non le compete, ma ha il dovere di difendere la credibilità della giustizia e contrastare narrazioni distorte che non corrispondono alla realtà del sistema giudiziario.
Sulla legge elettorale per il Csm, parlando ai cronisti al termine dell’intervento, si è detto scettico sulla possibilità diuna revisione: “Non so se ci sono i tempi, credo che molti colleghi auspicherebbero una revisione di questi principi, ma sappiamo che è una questione molto delicata che richiede molta attenzione

