In un contesto globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e da una competizione industriale sempre più accesa, l’Europa presenta una criticità rilevante nel settore degli antibiotici, legata alla forte dipendenza da catene di fornitura extra-europee, con un livello di esposizione che può compromettere la continuità terapeutica e la capacità di risposta in situazioni di emergenza.

Il 60-80% dell’approvvigionamento europeo di principi attivi, infatti, proviene dall’Asia mentre l’80-90% della produzione globale di antibiotici è concentrata in Cina. Un’interruzione delle forniture, è il messaggio che emerge da un paper della filiale italiana di Sandoz, multinazionale elvetica leader nei farmaci a brevetto scaduto, equivalenti e biosimiliari, potrebbe avere effetti immediati sulla capacità operativa dell’industria e sulla resilienza dei sistemi sanitari europei.

Un tema di sicurezza nazionale

“Parlare oggi di antibiotici significa affrontare un tema di sicurezza nazionale – sottolinea Francesca Romana Ramundo, amministratore delegato di Sandoz spa- . Sono farmaci salvavita, prerequisito essenziale della medicina moderna. La loro disponibilità è una condizione imprescindibile per l’operatività del sistema ospedaliero, per la prontezza nella risposta alle emergenze e per la resilienza strutturale del servizio sanitario. In questo contesto, l’Europa e l’Italia in particolare non possono più permettersi una dipendenza strutturale da catene di fornitura lunghe e vulnerabili”.

In questa prospettiva, il documento “La resilienza europea degli antibiotici come priorità di sicurezza nazionale” delinea una visione nella quale l’Italia può contribuire in modo significativo alla definizione di una strategia europea sulla sicurezza degli antibiotici, affrontando in modo strutturato le vulnerabilità della filiera, rafforzando la capacità produttiva interna e, al tempo stesso, tutelando le infrastrutture industriali strategiche.

Avviato un confronto con le istituzioni

Il documento, sottolinea Ramundo, ha già contribuito ad avviare “un proficuo confronto” con i principali interlocutori istituzionali del nostro Paese, a partire dal Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio, dai ministeri degli Affari esteri e delle Imprese e del Made in Italy, nonché dalle componenti di Camera e Senato, oltre ai principali rappresentanti del settore sul territorio, quali farmacisti ed esperti di logistica healthcare.

Condividere.
Exit mobile version