«Le stazioni sono luoghi di passaggio per eccellenza, di incontri, movimento, che accolgono i diversi momenti della vita di una persona, e offrono dunque il contesto ideale per raccontare una donna dinamica, nella sua quotidianità, ma anche nei momenti speciali»: così Silvia Falconi, direttrice creativa e ad di Atelier Emé, spiega la decisione di aver organizzato la sfilata della collezione Occasionwear PE 2026 del marchio (parte del gruppo Oniverse dal 2015) nella Scalinata Est della Stazione Centrale di Milano. «Abbiamo mantenuto il nostro stile romantico, arricchendolo di tocchi e contrasti contemporanei come i blazer over, le giacche estive sfoderate, i pantaloni maschili che sono una novità per il marchio. Continueremo ad ampliare la collezione anche con gli accessori, scarpe, sneakers, ballerine basse, borse da giorno in pelle, per avvicinarci progressivamente a un total look Atelier Emé».

Nato a Castiglione delle Stiviere, nel mantovano, nel 1961 come atelier di moda sposa, categoria ancora centrale nella sua offerta, un anno fa Atelier Emé ha deciso di puntare con decisione sulla sua collezione più vicina alla vita di tutti i giorni, chiamata appunto “Occasionwear”: «Volevamo scostarci dalle occasioni speciali e formali per entrare di più nella quotidianità, dal mondo dell’ufficio alle occasioni più speciali, mantenendo sempre il nostro dna – prosegue Falconi -: i nostri capi sono molto riconoscibili perché hanno sempre un tocco in più, un bottone gioiello, dei volumi, degli accostamenti, stampe e rifiniture caratterizzanti. A un anno dal lancio di questa evoluzione il bilancio è soddisfacente, considerato anche il momento di difficoltà generale, soprattutto per l’abbigliamento, tanto che abbiamo in programma anche l’apertura di negozi dedicati solo all’Occasionwear: i primi arriveranno molto presto, inizieremo da Torino, Roma, Palermo. In questo momento l’obiettivo principale è consolidare il marchio, anche attraverso riqualifiche dei negozi esistenti (oggi 53 in tutta Italia, ndr) e nuove aperture. Per ora siamo presenti solo in Italia, ma di certo fra i nostri prossimi obiettivi c’è anche quello di espanderci oltre confine, nelle capitali della moda europea».

Il punto di forza del marchio è sempre stata la ricerca di un rapporto qualità/prezzo adeguato, strategia ancora più rilevante in questo periodo di decisa attenzione ai cartellini da parte dei consumatori: «Puntiamo a proporre creazioni che valorizzino l’identità di una donna, ma mantenendo un prezzo giusto – nota l’ad -. Negli abiti più preziosi, non solo da sposa, ma anche delle collezioni Red Carpet e Couture, il grado di personalizzazione può essere totale, ma si può ottenere il proprio abito, unico, a partire da 9mila euro, che per una creazione realizzata con procedimenti e materiali da haute couture è un ottimo prezzo». Se le collezioni più preziose sono realizzate nella storica manifattura di Castiglione delle Stiviere, l’Occasionwear è disegnato e prototipato in Italia ma realizzato all’estero, in manifatture di proprietà di Atelier Emé, che ne garantiscono controllo su processi e qualità.

Le sneaker sono una novità di punta nell’Occasionwear di Atelier Emé

Oltre la quotidianità, tuttavia, la moda sposa mantiene la sua centralità, pur se il numero dei matrimoni è costantemente in calo. «Nella moda sposa si va sempre di più verso la personalizzazione – dice Falconi -. Le spose cercano abiti versatili, c’è molta richiesta di creazioni multilook, con maniche staccabili, gonne rimovibili, corsetti da applicare sopra gli abiti, per cambiare stile durante la giornata ma poter poi riutilizzare i vari elementi anche dopo il matrimonio». Che resta dunque un giorno speciale, ma sempre più connesso a quelli normali.

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