Con l’arrivo dell’autunno torna, come ogni anno, l’attenzione sui virus respiratori. Secondo i dati dell’Osservatorio Salute IQVIA, presentati all’evento stampa “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”, circa la metà degli italiani (48%) dichiara di aver avuto l’influenza o sintomi influenzali negli ultimi 12 mesi. A fronte di una diffusione così ampia, i farmaci di automedicazione si confermano un presidio centrale per gestire i sintomi, sia in autonomia sia su consiglio del farmacista o indicazione del medico: circa un cittadino su due sa come affrontare i disturbi legati all’influenza senza il consulto del medico, segno di una consolidata esperienza nella gestione di sintomi noti e di una crescente maturità nell’uso responsabile dei farmaci da banco. 

“Dopo una stagione, quella passata, che ha superato i 15 milioni di casi, anche per il 2026-2027 ci attendiamo una circolazione sostenuta di virus respiratori, influenza, ma anche RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus, con una stima nell’ordine dei 12-14 milioni di casi complessivi”, ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano. 

I segnali che arrivano dall’emisfero australe, dove al momento prevale il ceppo A/H3N2, ci invitano a non abbassare la guardia: la circolazione precoce di più virus può creare una sorta di ‘pre-stagione’, con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri, mentre l’influenza vera e propria tende a diventare protagonista nel cuore dell’inverno. 

La pressione sui servizi sanitari resta un rischio concreto, soprattutto per le fasce più fragili”, avverte. Tra chi ha avuto l’influenza, i sintomi più diffusi sono stati raffreddore (83%), tosse (72%), dolori e malessere (62%), mal di testa (56%), febbre oltre i 38° (46%) e disturbi gastrointestinali (27%), per una durata media di 6 giorni. Il quadro cambia con l’età: i più giovani (under 35) riportano una sintomatologia più articolata, con una maggiore incidenza di mal di testa, febbre e disturbi gastrointestinali rispetto alle fasce più anziane (over 60) dove alcuni sintomi, come la febbre alta, sono meno frequenti.

Pregliasco: “Numerose sindromi simil- influenzali”

“Quello che chiamiamo comunemente ‘influenza’ comprende in realtà molte infezioni diverse”, ha chiarito Pregliasco. “La vera influenza ha un esordio brusco, con febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio – come tosse o mal di gola – e almeno un sintomo sistemico, come i dolori muscolari o la spossatezza: quando questi elementi sono presenti insieme siamo, con buona probabilità, di fronte all’influenza vera e propria; se ne manca uno, si tratta più facilmente di una delle numerose sindromi simil-influenzali. Attenzione, però, alle fasce più fragili“, ha aggiunto Pregliasco. “Negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta: per questo la soglia di attenzione deve essere più alta e vanno osservati altri segnali, come la confusione mentale, l’aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e un peggioramento generale delle condizioni”. 

Dall’indagine emerge che circa un italiano su due (51%) gestisce l’influenza in autonomia, affidandosi all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista; l’altra metà (49%) si rivolge a un medico. Come mostrato da IQVIA, in caso di sintomi influenzali, se il 9% degli italiani si rivolge al Pronto Soccorso o alla guardia medica e il 5% allo specialista, il medico di medicina generale (35%) resta il principale punto di riferimento a cui chiedere indicazioni.  I farmaci di automedicazione si confermano un presidio centrale per la gestione dei sintomi – sia in autonomia sia su indicazione del medico – con le donne che vi ricorrono più frequentemente.

Un italiano su tre intende vaccinarsi contro l’influenza

Poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, un dato dimezzato rispetto al 2021. L’adesione è più alta tra gli over 60 (38%), che si affidano soprattutto al medico di famiglia, mentre la farmacia è il principale punto di riferimento per i più giovani. Guardando avanti, 1 italiano su 3 intende vaccinarsi nella prossima stagione (1 su 2 tra gli over 60), in calo rispetto al 2022: nelle intenzioni si rafforza il ruolo della farmacia come punto di accesso immediato. I dati sono dell’Osservatorio Salute IQVIA, presentati all’evento stampa “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”. “Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi”, ha dichiarato Fabrizio Pregliasco. “Il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili”. 

“Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco alle strategie contro l’RSV”, evidenzia il virologo. “L’obiettivo è sfruttare ogni occasione utile per proteggere i più fragili, senza considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato”. La farmacia si conferma un punto di accesso sempre più rilevante anche per la prevenzione vaccinale. Oggi il 12% degli italiani si vaccinano in farmacia contro l’influenza, ma il dato cambia con l’età: è il riferimento per il 17% degli under 35, contro appena il 4% degli over 60, ed è relativamente più utilizzata dagli uomini (14%) rispetto alle donne (9%). Guardando alle intenzioni per la prossima stagione, si rafforza il ruolo della farmacia come presidio sanitario di prossimità per la vaccinazione. “Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento accessibile per chi ha un disturbo lieve”, ha ricordato Pregliasco. “Può consigliare sull’uso corretto dei farmaci di automedicazione, verificare dosaggi e possibili interazioni – un aspetto essenziale per gli anziani e per chi assume più terapie – e orientare la persona su quando è opportuno rivolgersi al medico”.

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