«Credo siano tre gli ingredienti necessari per il successo di un’azienda: in primis, un prodotto o una storia che aggiungano una narrazione di valore all’interno del mercato; duro lavoro e una visione ambiziosa e fortuna, tanta fortuna. Le cose devono funzionare al momento giusto, che si tratti di un investimento o un meeting. Si tratta di tre fattori tutti necessari. Se uno manca, l’insieme non può funzionare. Forse, una volta costruito il sistema, il prodotto e il duro lavoro possono bastare. Forse. Ma all’inizio servono tutti e tre. Sono molto consapevole che, se mi venisse chiesto di rifare tutto da capo, potrei non essere capace di farlo. La storia di un’azienda è in un certo senso una storia di vita, piena di sviluppi inaspettati. Ma di certo il settore skincare è così competitivo e così affollato che avere una voce al suo interno è un privilegio. È importante mantenere questa consapevolezza e non perdere il contatto con la realtà». Charles Rosier, ceo di Augustinus Bader, parla con sincerità e determinazione degli sviluppi del brand di skincare di lusso fondato nel 2018 assieme al professor Augustinus Bader – esperto in medicina rigenerativa – e che, a quattro anni dal suo lancio, ha raggiunto lo status di unicorno, termine che in finanza indica una startup privata non quotata che supera il miliardo di dollari di valutazione.
«Nel 2025 abbiamo realizzato una crescita globale delle vendite nette del 25%, a 155 milioni di euro, con vendite retail pari a circa 250 milioni – continua Rosier –. Siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi nonostante le circostanze non sempre favorevoli. Ad esempio, lo scorso anno negli Usa, che sono il nostro primo mercato con una quota del 60%, abbiamo dovuto sostenere la crisi di due tra i nostri retailer più importanti, Saks e Neiman Marcus. Tuttavia il nostro brand, il nostro prodotto, la nostra storia e il potere del passaparola ci hanno consentito di continuare a crescere e guadagnare quote di mercato. Il 50% dei clienti del nostro sito e-commerce è iscritto a un programma di membership che prevede un acquisto ricorrente automatico, e questo è un segnale della forza del nostro brand».
Un altro focus dell’azienda è l’espansione all’estero. «Abbiamo aperto nuovi territori – aggiunge il ceo –. Stiamo crescendo moltissimo in Cina, che lo scorso anno è salita quasi del 100% e nei primi mesi del 2026 si assesta tra il +52% e il +56%. Gli Usa sono stati il nostro primo mercato. L’Europa è arrivata due-tre anni dopo, a seguire c’è stato il Middle East. Abbiamo una crescita solida in Francia, Italia, Germania, Spagna e Paesi scandinavi. Siamo molto felici delle performance in Emea.Il nostro obiettivo però è di raggiungere un maggiore equilibrio tra le regioni per non dipendere da una sola, visto quello che è successo lo scorso anno con la crisi di Saks e Neiman Marcus, quando una parte dell’incremento atteso negli Stati Uniti è improvvisamente scomparso. Guardando ai grandi gruppi, questo è il modello prevalente. Se in passato la distribuzione del nostro business era 60-65% Usa, 25% Regno Unito ed Europa, 10-15% Apac, nei prossimi tre anni ci aspettiamo che le quote si spostino a 40% per il Nord America, 30% Emea e Uk e 30% Apac, inclusa la Cina».
Parlando di estero, anche il travel retail è un segmento di business molto interessante per il brand, con un rialzo del 60% nel 2025 a fronte del +25% delle vendite nette globali. «Abbiamo un traffico eccezionale e una presenza molto importante al Terminal 5 di Heathrow. Il nostro corner è di fianco a quello di Victoria Beckham Beauty, con cui collaboriamo. Anche Singapore sta andando incredibilmente bene, così come Dubai – specifica il ceo –. Sul travel retail abbiamo un team molto forte. Nonostante i cambiamenti post-pandemia, questo canale resta un segmento sano e strategico. I nostri prodotti richiedono un certo livello di spesa, quindi se è possibile acquistarli a un prezzo inferiore grazie al tax free, diventa un’opportunità molto interessante per un consumatore».
Senza dimenticare che alla base di tutto c’è la ricerca, un tema centrale: «Il contributo del professor Bader è stato fondamentale nello sviluppo del Tfc, la nostra tecnologia proprietaria. Alcuni membri del team che hanno contribuito allo sviluppo erano dottorandi con lui vent’anni fa e hanno contribuito a collaborare nella ricerca sulle cellule staminali. Una di loro, co-creatrice di questa tecnologia, ha anche un PhD in biochimica, quindi parliamo di un livello di expertise davvero unico. Continuiamo a investire nei test clinici per documentare l’efficacia del Tfc. Viviamo in un mondo in cui i clienti vogliono capire il valore di ciò che acquistano, dei loro investimenti. Noi, a differenza di tanti prodotti sul mercato, abbiamo una tecnologia brevettata. Questo rappresenta il nostro principale punto di differenziazione ed è questa la ragione per cui i consumatori dovrebbero scegliere Augustinus Bader».

