Una recente revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata nel 2025, ha analizzato 29 studi (per un totale di oltre trecentomila partecipanti) e ha valutato le diverse attività sessuali in relazione al rischio di carcinoma della prostata. In sintesi: fare sesso più frequentemente oppure con un elevato numero di partner diversi non risulta associato in modo significativo a un maggiore o minore rischio di tumore della prostata. La maggiore frequenza di eiaculazione, invece, è risultata associata a un rischio più basso.
Gli autori considerano comunque l’evidenza sulla frequenza dell’eiaculazione più solida rispetto a quella sugli altri comportamenti sessuali, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi. In altre parole, avere una vita sessuale frequente non può essere considerato un metodo per prevenire il tumore della prostata: le evidenze disponibili suggeriscono una possibile relazione tra la frequenza dell’eiaculazione e un minore rischio di carcinoma prostatico, ma non dimostrano che sia proprio l’eiaculazione a determinare questa riduzione del rischio.
Se fare sesso non previene il tumore della prostata, che cosa possiamo fare?
Il tumore della prostata è, tra la popolazione maschile, il secondo più diffuso e si prevede che la sua incidenza continuerà a crescere nei prossimi decenni.
Costituisce una delle cause di mortalità più diffuse, soprattutto perché le sue fasi iniziali sono asintomatiche e, spesso, i disturbi della prostata, anche diversi dal cancro, non sono immediatamente identificati. Lo abbiamo visto, nel dettaglio, in questa scheda sulla diagnosi precoce tramite il PSA.
Questa neoplasia, rispetto ad altre, è però collegata a un numero ridotto di fattori di rischio modificabili. Il principale fattore di rischio è l’età. Se prima dei 40 anni le possibilità di sviluppare un carcinoma prostatico sono rare, dopo i 50, e soprattutto dopo i 65, aumentano notevolmente. Incide anche la familiarità: per chi ha o ha avuto un consanguineo ammalato, il rischio raddoppia e aumenta ulteriormente in presenza di più familiari affetti da questa patologia. Conta, inoltre, la genetica: alcune mutazioni ereditarie, infatti, possono predisporre al rischio di sviluppare il tumore.

