L’Italia rischia una crescita zero quest’anno e una contrazione dello 0,6% nel 2027 se il prezzo del petrolio, a causa del conflitto, dovesse balzare sopra i 150 dollari al barile quest’anno restando sopra i 120 per tutto il 2026 e il 2027 e se quello del gas restasse sopra i 120 euro a megawattora. È quanto prevede lo scenario avverso di Bankitalia contenuto nelle sue previsioni dove, «rispetto allo scenario di base» (che stima un pil a +0,5% quest’anno e nel 2027) si avrebbe «un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento».
Nel complesso, l’istituto di Via Nazionale taglia le stime per il pil dell’Italia nel prossimo triennio a causa della guerra in Medio Oriente e del rialzo delle materie prime energetiche. Secondo le previsioni l’economia italiana crescerà dello 0,5% quest’anno (contro lo 0,6% stimato a dicembre). Inoltre le stime per il 2027 passano da +0,8% a +0,5% e nel 2028 da +0,9% a +0,8%. Il conflitto e l’aumento dei prezzi di petrolio e gas “comprime la domanda interna nel trimestre in corso e nei due successivi” sottolinea Via Nazionale. Effetti negativi sono previsti sui consumi, gli investimenti delle imprese e sulle esportazioni.
Bankitalia: «Con rialzo prezzi energia inflazione balza al 2,6% nel 2026»
Secondo Bankitalia, il rialzo dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente potrebbe far balzare l’inflazione al 2,6% quest’anno con un aumento di un punto percentuale rispetto all’anno scorso e alla stima di 1,7% prevista appena a dicembre. Secondo l’istituto di Via Nazionale l’inflazione dovrebbe tornare poco al di sotto del 2% nel biennio 2027-28. «La trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi è graduale, anche per via della ridotta quota di contratti di lavoro in attesa di rinnovo: al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione aumenta solo leggermente al 2,0%» nel 2026.
«Consumi deboli famiglie, inflazione erode i redditi»
La maggiore inflazione e «il peggioramento della fiducia» causati dal conflitto in corso e l’aumento dei prezzi energetici mettono a rischio i consumi delle famiglie che «risentono dell’erosione del reddito reale». Il report stima che «la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028. Gli investimenti — aggiungono gli esperti di Via Nazionale – rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda, dalla maggiore incertezza e dall’aumento dei costi di finanziamento. Quelli in costruzioni continuano tuttavia a beneficiare dal completamento delle opere previste dal Pnrr».
«Incertezza stime elevata, durata conflitto cruciale»
Secondo Bankitalia «l’incertezza sulle proiezioni è eccezionalmente elevata» e «l’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime».

