Come prevedibile, con il nuovo decreto taglia accise, i prezzi dei carburanti vanno in due direzioni opposte. Perché il terzo intervento del governo, entrato in vigore il 2 maggio, ha prorogato lo sconto sul gasolio ma ha depotenziato quello sulla benzina. Le conseguenze si vedono già alle stazioni di servizio.

Il rincaro della benzina

La benzina, infatti, si avvia verso i due euro al litro. Il nuovo taglio riduce le accise di 6,1 centesimi al litro e il prezzo medio, così, è di 1,928 euro al litro secondo le rilevazioni del ministero delle Imprese. Era “prevedibile” arrivare a queste cifre, perché con il nuovo sconto i listini della verde sarebbero saliti di 18,3 centesimi al litro (cioè la differenza tra il vecchio e il nuovo taglio alle accise).

L’ascesa, però, potrebbe non fermarsi. La situazione nello Stretto di Hormuz non si è ancora sbloccata e le conseguenze si vedono nelle quotazioni del greggio, col Brent del Mare del Nord sopra i 110 dollari al barile e l’americano Wti oltre i cento dollari.

In alcune Regioni sfiorati 1,950 euro al litro, la più economica in Campania

In alcune zone d’Italia, poi, la benzina sfiora già 1,950 euro al litro. Nelle Province autonome del Trentino Alto Adige, cioè Trento e Bolzano, la media è arrivata a 1,945 euro al litro. Poco più giù ci sono la Valle d’Aosta (1,944 €/l), la Calabria (1,940 €/l), il Friuli Venezia Giulia (1,939 €/l), la Sicilia (1,935 €/l) e la Puglia (1,935 €/l). La verde più economica, invece, si trova in Campania (1,906 €/l), di poco sotto rispetto alle Marche (1,907 €/l).

Siamo comunque lontani dai massimi degli ultimi anni

I listini non sono comunque paragonabili a quelli che hanno dovuto affrontare gli automobilisti negli ultimi anni. Non serve per forza tornare alla fine dell’inverno del 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: i prezzi della benzina, in media, hanno superato i due euro anche nell’autunno del 2023, arrivando a 2,002 €/l. Il 14 marzo del 2022, invece, la media è stata di 2,184 €/l.

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