Fin dalle prime ore del mattino il popolo leghista è all’abbazia di San Giacomo, a Pontida, per l’ultimo saluto a Umberto Bossi. Un funerale di popolo, come voluto dalla famiglia. Quattrocento le persone all’interno dell’abbazia. Da fuori la cerimonia si segue dal maxischermo. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Alle esequie anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, quello della Camera, Lorenzo Fontana e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Presenti anche il ministro Roberto Calderoli, il capogruppo alla Camera Roberto Molinari, il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti e l’ex ministro Roberto Castelli che la folla dei militanti ha salutato con un applauso. Applausi per i governatori della Lega che arrivano all’abbazia di San Giacomo a Pontida per i funerali di Bossi. L’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
I cori dei militanti
“Roma ladrona, il Nord non perdona” e ‘Padania libera’ sono i cori delle centinaia di militanti schierati dietro le transenne che si affacciano sulla chiesa. Dominano i foulard e le camicie verdi, le bandiere della Lega lombarda con Alberto da Giussano, le maglie con l’effigie del Senatur. Al lato della chiesa uno striscione con la scritta ‘Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi’, firmato dalla sezione Pontida.
Castelli, tradita l’eredità di Bossi, la Lega di oggi è un’altra cosa
«Quella di Bossi è una eredità tradita. Mi auguro che la giornata di oggi possa essere un punto di partenza per quel popolo della Lega che non si riconosce più nella politica centralista di questo nuovo partito, che è un’altra cosa. Una giornata molto triste ma anche di speranza», ha detto Roberto Castelli, promotore del Partito Popolare del Nord, sul sagrato dell’abbazia. «C’è una questione settentrionale da riprendere in mano con più vigore – ha sottolineato Castelli – La Lega di Salvini non è la Lega che si vede qui oggi, è un’altra cosa. Ha mantenuto il nome, ma solo quello».
Romeo, la Lega riprenda la questione Nord
«La Lega deve andare avanti sulla strada tracciata che è quella di pensare a un partito nazionale, dove però la questione del Nord deve essere ripresa con più forza, con più vigore», ha detto oggi il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, a margine dei funerali del fondatore Umberto Bossi, scomparso a 84 anni. La questione settentrionale «è ancora aperta» perché «c’è una rivoluzione da concludere ed è quello che noi continueremo a portare avanti – ha sottolineato Romeo -. Io sono rappresentante della Lega lombarda e su di me grava la grande responsabilità di portare avanti questa battaglia». L’autonomia dei territori a livello nazionale «è sempre stato un po’ nel nelle nostre corde». «Oggi i tempi sono più maturi però insomma, ma di sicuro non ci possiamo dimenticare di quello che è un tema caldo, vivo, che è la questione settentrionale – sottolinea Romeo – che purtroppo non è ancora stata risolta. Si va avanti su questa su questa strada».
Molinari, Salvini ha tenuto alta bandiera del federalismo e autonomia
«Se oggi le Regioni del Nord possono discutere con lo Stato centrale degli statuti nuovi e delle nuove devoluzioni di competenze è grazie a una riforma fatta in questa legislatura, quella dell’autonomia differenziata, sull’onda del pensiero di Bossi», ha detto il capogruppo alla Camera della Lega, Roberto Molinari, secondo cui «Matteo Salvini ha tenuto alta la bandiera del federalismo e dell’autonomia». Per Molinari, dunque, non c’è nessuna distinzione tra la Lega di Bossi e quella attuale. «Le due cose non sono assolutamente in contrasto, la missione della Lega, il pilastro fondante della Lega, continua a essere il federalismo, l’autonomia e la questione settentrionale. Oggi non è il giorno delle polemiche».

