«Sono personalmente molto favorevole al ballottaggio perché, essendo necessario il 50% per vincere, renderebbe decisivi gli “elettori di mezzo” e pertanto deradicalizzerebbe il sistema politico. Ma un sistema basato sul ballottaggio a livello nazionale con il bicameralismo paritario purtroppo non si può fare: vi sarebbe il rischio di esiti difformi nelle due Camere».

Giuseppe Calderisi è stato a lungo parlamentare (con i Radicali prima e con Forza Italia e il Popolo delle libertà poi) ed è considerato uno dei massimi esperti di area liberale in materia di regolamenti istituzionali e sistemi elettorali. Maggioritarista convinto, è da sempre favorevole a un sistema che favorisca un risultato certo e dunque la governabilità. Con lui esaminiano la proposta di riforma elettorale che è stata presentata dal centrodestra in Parlamento e che sta per essere incardinata nella commissione Affari costituzionali della Camera: via i collegi dell’attuale Rosatellum (il 37% del totale); proporzionale con soglia di sbarramento al 3% e con premio di maggioranza alla lista o coalizione che supera il 40% dei voti; attribuzione del premio tramite listini fissi di 70 deputati e 35 senatori fino ad arrivare a un tetto di 230 deputati e 114 senatori; previsione del ballottaggio se le prime due liste o coalizioni non arrivano al 40% ma superano entrambe il 35%.

Per tagliare la testa al toro, Calderisi, l’eventuale ballottaggio non potrebbe tenersi con un voto unico per Camera e Senato?

No, per poter decidere con un solo voto l’esito per entrambe le Camere occorrerebbe una norma costituzionale.

Ma dopo aver parificato le platee degli elettori, estendendo anche per il Senato il voto ai diciottenni, non si è azzerato il rischio di risultati difformi nelle due Camere?

Con due voti distinti vi sarebbe sempre una quota minima di elettori che differenzierebbe il voto (perché i candidati nelle due Camere sono diversi o per altri motivi) e quindi sì, si potrebbero determinare esiti difformi nei due rami del Parlamento. Anche un sistema con collegi uninominali a doppio turno potrebbe non dare un vincitore, ma in tal caso gli elettori sono chiamati ad un secondo voto per decidere comunque l’assegnazione dei singoli collegi uninominali. Nel caso del ballottaggio nazionale, invece, gli elettori sono chiamati alle urne una seconda volta proprio per decidere il vincitore a livello nazionale, ma se poi escono fuori due vincitori diversi nelle due Camere quel voto sarebbe del tutto inutile. Il sistema sarebbe del tutto irragionevole con gravi conseguenze anche per l’astensionismo, che crescerebbe a dismisura.

Quindi a suo avviso il ballottaggio non può essere in ogni caso previsto a Costituzione invariata.

Assolutamente no. Si smetta pertanto di discettare su un ballottaggio impossibile a Costituzione vigente e si inserisca piuttosto una clausola che escluda l’attribuzione del premio nel caso di due vincitori diversi nelle due Camere. Per il resto, il mondo politico farebbe bene a compiere una seria riflessione sulle conseguenze della mancata riforma del bicameralismo paritario per giungere a modifiche costituzionali condivise almeno per superare i suoi guasti maggiori (introducendo una norma che consenta lo svolgimento del ballottaggio con un voto unico e magari prevedendo che la fiducia sia espressa dal Parlamento in seduta comune).

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