È in leggera crescita la spesa per l’Epifania che raggiunge i 2,4 miliardi di euro, 100 milioni in più rispetto l’anno precedente. Nell’ultima giornata che chiude le festività natalizie i due terzi degli italiani privilegia i regali per i più piccoli ma con alcuni distinguo: al Sud dominano i giocattoli. Crescono le scelte tech e interattive (62% delle preferenze): robot educativi, tablet per bambini e gaming. Un segmento dove le famiglie investono nella componente ludico-educativa. Al Centro tengono le tradizionali calze di dolciumi (42%), ma crescono le esperienze come laboratori creativi per bambini e visite a musei (+15% rispetto al 2025). Al Nord Italia l’abbigliamento conquista il 48% delle preferenze. È quanto rivelano le previsioni dell’Ufficio studi di Confcooperative che evidenzia come poco più dei due terzi degli italiani dichiara di voler contenere le spese dopo aver speso troppo durante le festività natalizie mentre un 22% ha invece incrementato il budget destinato all’Epifania, privilegiando regali di qualità. Il restante 10% mantiene invariate le proprie abitudini di spesa. Una fotografia di un Paese che reagisce in modo differenziato: da un lato chi stringe la cinghia, dall’altro chi investe su momenti ritenuti significativi. Con una previsione di spesa di circa 5 miliardi, i saldi rappresentano per molte famiglie l’occasione per recuperare acquisti rimandati. A questo risparmio, si aggiungono quelli del Black friday e l’altro determinato dal fenomeno del “re-gifting”, il riciclo dei regali natalizi, che vale quest’anno 3,7 miliardi.
In queste ore c’è anche chi ne approfitta per un breve break: una occasione scelta da circa 8 milioni di italiani che rimarrà nel Belpaese, tra mercatini, borghi storici, montagna e terme. L’Epifania 2026 ci restituisce un’Italia a geometrie variabili nell’analisi di Confcooperative che sottolinea le ombre che accompagnano questa fotografia: le festività continuano a essere un momento di forte stress per i circa 10 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta o relativa. Parallelamente, il ceto medio esprime crescente preoccupazione per la tenuta del proprio potere d’acquisto, schiacciato tra prezzi al consumo ancora elevati e redditi che faticano a tenere il passo.

