Quattro imprese su dieci fuori dalle agevolazioni fiscali sul gasolio. È in questi numeri che si consuma la crisi degli autotrasportatori al Sud al termine di una settimana di passione che ha messo mezza Italia in ginocchio. La stima è della Cgia di Mestre, contenuta in una nota dello scorso febbraio e riferita all’intero Paese: fotografa uno dei nervi scoperti delle proteste.
Veicoli Euro 3 o 4
Gli operatori sono piccoli, uomini soli al volante alla guida di mezzi sprovvisti dei requisiti necessari per ottenere gli sconti. Chi lavora con camion Euro 3 o Euro 4 resta escluso dal credito d’imposta sul caro carburante, riservato ai veicoli Euro 5 ed Euro 6 da almeno 7,5 tonnellate.
Lo ha certificato anche il ministro Salvini. Due, tre o quattro camion «non esattamente di ultima generazione, quindi Euro 3, Euro 4». Si rivolge a loro la parte normativa del decreto autotrasporto approvato in fretta e furia in un Cdm convocato poche ore prima per scongiurare la paralisi. E dunque le rate di leasing in scadenza tra il primo novembre e il 31 marzo 2027 potranno essere congelate, senza che il contratto possa essere revocato. Anche sugli accordi orali il governo è intervenuto per dare sollievo ai piccoli.
Il crollo delle imprese in dieci anni
Intanto, il tessuto delle imprese si restringe. Secondo la stessa Cgia, tra il 2015 e il 2025 le imprese attive dell’autotrasporto sono scese da 86.590 a 67.349 (-22,2%). Al Sud il calo si ferma al 13,1%, contro il 30,8% del Centro, e oggi il Mezzogiorno raccoglie oltre un terzo delle imprese del settore, 23.802. Campania (-5,9%) e Sicilia (-8,9%) sono le regioni che hanno perso meno, Napoli è la prima provincia d’Italia con 3.984 imprese e Palermo e Caserta sono, con Bolzano, le sole cresciute nel decennio.
A livello nazionale, osserva la Cgia, la contrazione si deve anche ad aggregazioni e acquisizioni che hanno ridotto soprattutto le imprese con un solo veicolo, facendo crescere la dimensione media e la produttività dell’intero sistema logistico.

