Sotto lo sguardo del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la Corte di Cassazione apre l’Anno giudiziario 2026 nell’Aula Magna: una cerimonia che, oltre al rito, porta in scena il nodo politico-istituzionale più sensibile, quello dell’indipendenza della magistratura. In prima fila il primo presidente Pasquale D’Ascola e il procuratore generale Piero Gaeta; attesi gli interventi del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Presenti anche i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
«La preoccupazione della magistratura è garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale». Lo afferma il primo presidente di Cassazione, Pasquale D’Ascola. «In una Costituzione che ha nel principio di uguaglianza ha sostenuto il suo perno essenziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e no se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non è un privilegio, ma piuttosto presupposti perché il giudice sia sempre imparziale», ha aggiunto.
Cala l’arretrato civile e penale
Nel bilancio illustrato durante la cerimonia, D’Ascola ha evidenziato la riduzione dell’arretrato e il ritmo di definizione dei procedimenti, sia in ambito penale sia civile.
«Nel 2025 dureranno in Corte circa 44mila ricorsi penali e ne sono stati definiti 40.815. Il ritratto che abbiamo scoperto l’anno scorso ammontava a soli 13.628 fascicoli, solo quanto la Corte ha potuto definire in quattro mesi», ha detto il primo presidente. «Abbiamo quindi una Cassazione in grado di esaurire in media in 122 giorni le sopravvenienze penali. Quest’ultimo è un dato di poco superiore a quello degli anni precedenti, ma vale la pena considerare la mancanza di materia organica per una nuova attenzione all’equilibrio della qualità dell’audience, così da affrontarlo con la massima attenzione che renderà la cosa più complessa».
«Nel settore civile», ha aggiunto, «il ritardo è stato ridotto di un terzo in cinque anni: da 120.473 a fine 2020, e le spese pendenti fino al 31 dicembre 2025 sono scese di 80.000. La Corte mantiene un ritmo di definizione medio-alta: ben lo sanno i cittadini che a volte attendono a lungo l’esito finale delle loro controversie».

