Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere non si è concluso soltanto con la bocciatura della riforma, ma anche con le dimissioni di due funzionari del ministero della Giustizia: il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Due esponenti che hanno iniziato il loro percorso politico in modo diverso, ma le loro strade si sono incrociate pochi anni fa.
Il passato in Forza Italia di Bartolozzi
Bartolozzi, magistrata di 55 anni nata a Gela (Caltanissetta), ha lavorato per lo più in Sicilia (anche a Palermo). Nel 2017, ha incontrato Silvio Berlusconi (era stata presentata da Gianfranco Miccichè, leader di Forza Italia in Sicilia) ad Arcore insieme al compagno di lei, Gaetano Armao, oggi vicepresidente della Regione siciliana. L’anno dopo è stata eletta deputata alla Camera dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022.
La rottura e il rapporto con Delmastro
Dopo pochi anni, gli ultimi in contrasto con la politica regionale, nel novembre del 2020 Bartolozzi alla Camera ha votato in dissenso al proprio gruppo e, pochi mesi dopo, ha votato contro le indicazioni del partito su un emendamento alla riforma del processo penale. Da lì, l’uscita da Forza Italia e l’ingresso nel Gruppo Misto. Ed è allora che si è avvicinata ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, tra tutti Andrea Pollastro, venendo poi nominata capo di gabinetto di Carlo Nordio, assumendo un ruolo cruciale all’interno del ministero. Proprio in questo ruolo, lo scorso novembre, è stata indagata dalla procura di Roma con l’accusa di falsa testimonianza per l’inchiesta del rilascio del generale libico Almasri, accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese.
Il Parlamento ha fermato l’indagine del tribunale dei ministri dei confronti del sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi. Ma ora la procura di Roma sarebbe pronta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ormai ex capa di gabinetto, accusata di false informazioni a pm. La sua versione dei fatti è stata infatti definita dai giudici del tribunale dei ministri come «inattendibile» e «mendace».
L’ex braccio destro del ministro Nordio nelle ultime settimane è stata al centro anche di violente polemiche per alcune affermazioni fatte in campagna elettorale. Nel corso di un dibattito televisivo ha invitato a votare sì per «togliere di mezzo la magistratura» che, a suo dire, è come «un plotone di esecuzione».

