Il recupero del centro “La Balzana”, il più grande complesso immobiliare confiscato alla camorra in Italia, destinato a diventare il Parco Agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania, avanza; per poterlo completare manca però il finanziamento dell’ultimo lotto, il numero 5, di 15,5 milioni, che rappresenta la parte da destinare alla coltura delle tipicità locali. Agrorinasce, la società che ha promosso la conversione del bene confiscato, e il Comune di Santa Maria la Fossa, in cui il grande podere risiede, chiedono che il governo dia l’ok all’ultima tranche di finanziamento.

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Lo hanno fatto in occasione dell’evento che si è tenuto ieri, intitolato “Politiche di coesione e beni confiscati” a cui hanno partecipato tra gli altri il ministro per le Politiche di coesione Tommaso Foti e il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, il direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Maria Rosaria Laganà, il Commissario straordinario Paola Spena. Ad accoglierli il sindaco di Santa Maria La Fossa Nicolino Federico, la presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone, l’ad di Agrorinasce, Giovanni Allucci.

Il ministro Foti ha accolto l’invito. «I beni confiscati non possono essere ritenuti beni che concludono la loro esistenza con il decreto di confisca – ha detto – ma è in quel momento che deve avvenire la rinascita del bene con una rifunzionalizzazione che qui alla Balzana è già visibile. E se c’è un progetto esecutivo anche per il quinto lotto, noi faremo la nostra parte».

La Balzana, un tempo di Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’ e Francesco Bidognetti, ritenuti i capi del clan camorristico di Casal di Principe, è un centro agroalimentare di circa 200 ettari di terreni, abitazioni e strutture rurali. Beni confiscati ai clan e destinati al Comune di Santa Maria La Fossa (Caserta) nel 2017, che, secondo il progetto promosso da Agrorinasce, deve diventare un grande Parco Agroalimentare regionale dedicato a produzione agricola, trasformazione, formazione, ricerca, accoglienza e turismo rurale.

Un progetto che punta a trasformare uno dei simboli del potere economico della camorra in un luogo di sviluppo e legalità e che è stato il primo “progetto esemplare” approvato dal Tavolo nazionale della Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione.

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