È una vera rivoluzione quella annunciata dalle nuove linee guida di trattamento del colesterolo appena pubblicate dalle principali società scientifiche di cardiologia americane (American College of Cardiology e American Heart Association, ACC/AHA), pubblicate su JACC e su Circulation. Un cambio di paradigma che riguarda in particolare milioni di persone sane, il target della prevenzione primaria, oltre a quanti abbiano già avuto un evento cardiovascolare (prevenzione secondaria). Il messaggio è chiaro: intervenire prima, anche molto prima di quanto fatto finora in termini di anni, può salvare più vite.
Un nuovo calcolo del rischio cardiovascolare
La novità più impattante riguarda il calcolo del rischio cardiovascolare. Arriva, per la valutazione degli adulti da 30 a 79 anni, un nuovo algoritmo, il PREVENT-ASCVD, che si sostituisce ai calcolatori di rischio precedenti e ridefinisce completamente le soglie di intervento. Ad esempio, se nelle precedenti linee guida si cominciava a prendere in esame l’avvio di una terapia anti-colesterolo con statine in presenza di un rischio cardiovascolare a 10 anni del 7,5% (rischio intermedio), adesso il consiglio è di avviare il trattamento già in presenza di un rischio del 3% (rischio basso) e questo porterebbe a bordo del trattamento almeno altri 25 milioni di americani solo negli Usa. Il nuovo calcolatore di rischio inoltre è più preciso dei precedenti e tende a stimare un rischio più basso rispetto al passato. Ma questo significa anche che le soglie di intervento si abbassano. E dunque, si amplia la platea di persone da monitorare e si anticipa l’avvio della terapia, andando ad interessare anche persone tra i 30 e i 40 anni.
Gli amplificatori di rischio
Nel nuovo calcolo del rischio cardiovascolare entrano anche gli amplificatori di rischio, quali un episodio di infarto o ictus in età precoce in un genitore o fratello, un alto rischio poligenico, essere affetti da malattie infiammatorie croniche, livelli di lipoproteina(a) ≥50 mg/dL, livelli di proteina C reattiva ad alta sensibilità ≥ 2mg/L in diverse occasioni, trigliceridi persistentemente ≥150 mg/dL.
Insomma queste linee guida rappresentano una svolta medica e culturale. La prevenzione diventa sempre più precoce e proattiva, anziché reattiva, atteggiamento tipico di quella secondaria, che si instaura quando un evento cardiovascolare si è già verificato.
Il principio alla base di questo cambiamento è semplice: mantenere il più a lungo possibile bassi i livelli di colesterolo LDL, garantisce una migliore protezione nel tempo contro ictus e infarti.

