Le statine, i farmaci contro il colesterolo cosiddetto cattivo (le LDL) in uso da oltre trent’anni, non sono sempre assunte da chi ne avrebbe bisogno. Nonostante si stima che abbiano salvato milioni di vite, prevenendo patologie cardiovascolari gravi, molti dei potenziali utilizzatori non seguono il consiglio del medico a causa di ciò che leggono sul foglietto illustrativo: un elenco di una sessantina abbondante di possibili guai che finiscono per terrorizzarli, allontanandoli dalla cura. Ma che cosa c’è di vero in quello che in italiano viene spesso chiamato il bugiardino, e che spesso pecca per eccesso di zelo, segnalando anche possibili eventi in realtà molto rari? Non molto, stando a uno dei più importanti studi effettuati sull’argomento, c

Sotto la lente 23 studi clinici

Lo studio è stato condotto dalla Cholesterol Treatment Trialists’ (CTT) Collaboration, un gruppo cooperativo dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, fondato nel 1994 con lo scopo di approfondire i risultati degli studi clinici sulle statine, dal momento che troppo spesso venivano pubblicate ricerche effettuate su piccoli campioni, o con obbiettivi singoli (per esempio, la misurazione della pressione), non inseriti in un contesto cardiovascolare ampio e quindi poco significativi. Per giungere a una visione più ampia della tossicità delle statine, il gruppo ha effettuato una metanalisi di 23 studi clinici tutti di ampie dimensioni (cioè con non meno di mille partecipanti, tutti seguiti per almeno cinque anni), tutti in doppio cieco, cioè condotti senza che né gli sperimentatori né i pazienti sapessero che cosa stavano assumendo, che hanno coinvolto poco meno di 124.000 persone, con 190 confronti tra una o più statine e un placebo e quattro tra un trattamento normale oppure intensivo.

Su Lancet il punto sugli effetti collaterali

Il risultato, illustrato su Lancet è stato abbastanza clamoroso: dei 66 possibili effetti collaterali elencati nei foglietti– tra i quali perdita di memoria, demenza, disturbi del sonno, depressione, disfunzione erettile, acquisto di peso, cefalea, nausea, affaticamento e molti altri, solo quattro si sono rivelati realistici, e comunque mai molto gravi né così comuni. In una percentuale di pazienti che non supera lo 0,1% ci può essere un innalzamento dei valori degli enzimi epatici che, però, non dà mai luogo a epatiti gravi; nell’1% dei casi e solo nel primo anno, possono manifestarsi disturbi muscolari quali crampi non invalidanti; nello 0,2% ci può essere qualche modifica nelle urine, un piccolo aumento della glicemia e un lieve accumulo di liquidi o edema: nient’altro. Il quadro dovrebbe quindi rassicurare chiunque debba prendere – sempre sotto controllo medico – una statina perché, come hanno sottolineato gli autori, i benefici superano, e di gran lunga, i possibili rischi. Le statine non sono comunque sufficienti, da sole, per azzerare il rischio cardiovascolare: come hanno ribadito, vanno inserite in un contesto che preveda le opportune modifiche allo stile di vita con un’alimentazione adeguata e un’attività fisica regolare.

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