La storia di Poggipolini è emblematica, riassume quel concetto di intraprendenza che è caro ad Antonio Calabrò, presidente del gruppo tecnico cultura d’impresa di Confindustria.

Era il 2007 e l’azienda emiliana – quartiere generale a San Lazzaro di Savena, nel Bolognese, sei stabilimenti dei quali uno a Houston, negli Usa – con la modifica del regolamento della Formula 1 si trovò dall’oggi al domani a perdere il 70% del fatturato che sviluppava con la Ferrari. «Presi la mia valigetta e mi recai da solo nella sede di Augusta, per entrare nel settore dell’aeronautica», ha ricordato ieri il presidente dell’azienda Stefano Poggipolini. Oggi l’aerospazio genera il 70% del fatturato. Un aneddoto che contribuisce a cambiare il racconto di cosa significa fare impresa. E proprio Poggipolini è stata scelta da Confindustria per la giornata nazionale delle imprese aperte, prima edizione, voluta per ribaltare una narrazione ancora ostaggio di stereotipi e pregiudizi.

«Noi ragioniamo su tre parole: intraprendenza, racconto, progresso – dice Calabrò -. Dove l’intraprendenza sta per sapere fare, saper raccogliere una storia imprenditoriale, insistere su una idea di sviluppo, con l’impresa che non è solo un attore economico ma anche sociale e culturale». Oggi, secondo Confindustria, quel saper fare deve essere raccontato senza ombre. Per dire anche, come osserva Calabrò, che «l’impresa è oggi il migliore ascensore sociale, è anche il luogo dove ragazze e ragazzi possono realizzare progetti e sogni».

Che la narrazione debba prendere una direzione diversa è confermata dall’alleanza stretta con una quindicina di piattaforme digitali (social, siti web). «Stiamo strutturando una intesa per raccontarci attraverso i nuovi codici di comunicazione», spiega Giovanna Ricuperati, special advisor per la cultura di impresa di Confindustria e presidente degli industriali di Bergamo. «Metteremo a disposizione contenuti e informazioni che provengono dal nostro sistema e dalle aziende stesse», aggiunge. Una piccola rivoluzione per sfatare preconcetti logorati. Per questa svolta culturale in fondo Poggipolini è stata scelta, come ha rilevato la direttrice generale di Confindustria Emilia Tiziana Ferrari, «perché è l’esempio di una piccola azienda che ha attraversato momenti difficili ma ha avuto il coraggio di diversificare e crescere».

E se per Intesa Sanpaolo l’evento è stata l’occasione per confermare il proprio sostegno, con un plafond di 15 miliardi di euro in quattro anni, per l’azienda emiliana si è presentata l’opportunità di raccontarsi senza filtri. Specializzata nella progettazione e fabbricazione di fissaggi critici e componenti di precisione in titanio e leghe speciali d’acciaio, una volta aveva un patto d’acciaio con la casa di Maranello. Poi la brusca battuta d’arresto, la scommessa su nuovi settori e nessuna retromarcia sull’innovazione continua. Nata nel 1950 oggi questa azienda si muove nel mondo (dei 50 milioni di fatturato che sviluppa il 75% è generato dalla domanda estera) tra automotive, aerospazio e difesa con una produzione ad elevata specializzazione.

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