«Solo 7,60 euro lordi all’anno in più per ogni finanziere e nessuna reale apertura sulle tutele economiche e normative. A queste condizioni è del tutto inutile trattare o presentare nuove proposte». La denuncia arriva da Francesco Zavattolo, segretario Generale del Silf (Sindacato italiano lavoratori finanzieri), in vista dell’incontro con il Governo previsto per mercoledì.

Meno di un caffè al mese

«La nuova controproposta governativa per il contratto 2022-24 delle Forze di Polizia si traduce in un’elemosina – continua Zavattolo – meno di un caffè al mese, ottenuta peraltro con un gioco di prestigio contabile: un mero spostamento di risorse dal salario accessorio a quello fisso, basato sulla distribuzione del 91% sulla parte fissa e del 9% sull’accessorio. Un aumento di appena due euro mensili rispetto all’offerta precedente che, drenato dalla stessa busta paga dei lavoratori, chiude di fatto ogni margine di negoziazione».

Il confronto con il settore privato

Secondo il Silf, il paradosso politico ed economico appare ancora più evidente se confrontato con le recenti mosse dell’Esecutivo nei confronti del settore privato. «Con il decreto “Salario sicuro” – prosegue il segretario – il Governo ha dimostrato che quando c’è la volontà politica i soldi si trovano, e anche in fretta, stanziando ben 900 milioni di euro in sole ventiquattr’ore. Al contrario, per chi garantisce la sicurezza del Paese, la cassa improvvisamente si svuota. Agli uomini e alle donne in divisa vengono negate risorse dignitose, costringendoli a subire un doppio pesismo istituzionale impietoso. Le fiamme gialle sono in prima linea nel contrasto all’evasione fiscale, un buco nero che in Italia supera i 90 miliardi di euro l’anno: sono proprio i finanzieri a recuperare le risorse che lo Stato redistribuisce, per poi sentirsi dire che per il loro contratto i fondi non ci sono».

La previdenza integrativa

Il sindacato ricorda di aver presentato al tavolo proposte concrete, molte delle quali a costo zero, ricevendo però un muro di gomma su tutti i fronti. «Sul piano previdenziale – spiega Zavattolo – si chiedevano garanzie reali sulla previdenza integrativa, già promessa a parole dal Governo. Sul fronte del salario accessorio, avevamo proposto soluzioni per rivalutare le indennità ferme da decenni, ipotizzando una riduzione del numero dei servizi per compensare i costi senza gravare sulle casse pubbliche. Infine, pretendevamo modifiche normative all’articolo 941-quindecies del Dpr 90/2010, indispensabili per permettere ai sindacati militari di esercitare una reale e libera tutela del personale. La risposta dell’Esecutivo è stata una chiusura totale».

«Il nostro timore – conclude il Segretario Silf – è che il Governo punti a liquidare la pratica con il minimo sforzo, offrendo la ripartizione 91/9 e qualche micro-ritocco normativo su permessi, distacchi e durata degli incarichi. Si tratta di un pacchetto che appare pensato più per blandire i dirigenti sindacali che per rispondere ai bisogni reali della base».

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