Una piattaforma programmatica in otto punti per rimettere la cooperazione al centro dell’agenda economica e sociale della Sicilia. È questo il cuore degli Stati generali della cooperazione, in programma il oggi, 27 maggio, a Palermo, dove Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop porteranno al confronto con il governo regionale e con l’Assemblea regionale siciliana un documento pensato come base per una nuova strategia di sviluppo.
Il passaggio politico è rilevante: per la prima volta le quattro centrali cooperative siciliane si presentano unite, con un’unica piattaforma da proporre alla Regione. Non una somma di istanze associative, ma un documento comune che punta a riconoscere la cooperazione come infrastruttura economica e sociale dell’Isola. Gli assi individuati sono otto: credito e finanza, energia e acqua, filiere produttive, welfare territoriale, abitare e rigenerazione urbana, aree interne, innovazione digitale e beni confiscati alla criminalità organizzata. Il messaggio è chiaro: la cooperazione non è una nicchia. È una rete produttiva e sociale che redistribuisce ricchezza, crea lavoro, garantisce servizi e tiene vive comunità spesso lasciate ai margini. Rafforzarla significa provare a costruire uno sviluppo più radicato nei territori. Indebolirla vorrebbe dire rendere ancora più fragile una Sicilia che già paga un prezzo alto in termini di spopolamento, disuguaglianze e perdita di competitività.
I numeri di un sistema diffuso
La cooperazione arriva a questo appuntamento con un peso economico rilevante. In Sicilia operano circa 11.800 cooperative, con un valore complessivo vicino ai 5 miliardi di euro. Il solo settore primario, tra agricoltura, allevamento e pesca, vale 1,8 miliardi. Se si considera anche il sistema finanziario cooperativo, il valore sfiora i 17 miliardi. Dietro questi numeri ci sono oltre 100 mila soci e più di 55 mila lavoratori, molti dei quali soci delle stesse imprese. È una rete che attraversa agricoltura, pesca, credito, servizi, cultura, turismo, logistica, innovazione e cooperazione sociale. In molti territori rappresenta uno degli ultimi presidi capaci di garantire occupazione, servizi e coesione.
Credito, energia e filiere
Il primo nodo è il credito. Le centrali chiedono la piena operatività del credito agevolato, l’avvio immediato di +Cooperazione, il rilancio dell’Irca (l’istituto regionale nato di fatto da poco che si occupa anche del credito alla cooperazione), strumenti di finanza paziente, meccanismi di Workers Buyout e fondi di co-investimento pubblico-privato. L’obiettivo è rafforzare la capacità di investimento delle imprese cooperative.
Il secondo asse riguarda energia, acqua e transizione ecologica. La piattaforma propone un piano regionale per la gestione sostenibile delle risorse idriche, interventi di efficientamento energetico, comunità energetiche rinnovabili e distretti cooperativi energia-produzione.

