Secondo Fibral – Global Plant Fibre Association, entro il 2035 la produzione di fibre derivanti da vegetali alternativi al cotone potrà crescere di oltre il 30%, ma solo a una condizione: che si raccolgano sufficienti investimenti per guidare la ricerca e condurre queste produzioni su scala industriale. Alcune delle numerose start up impegnate nell’innovazione tessile sono riuscite a farlo: Galy, per esempio, fa crescere fibra di cotone in laboratorio a partire da cellule fermentate nello zucchero e ha attratto capitali da H&M, Inditex e Sam Altman, patron di OpenAI; Amsilk, invece, che produce filato a partire dalle proteine ricavate dalla tela dei ragni, ha raccolto fondi per circa 190 milioni di dollari e ha debuttato nella collezione Balenciaga PE 2026.

A dare una decisiva spinta agli investimenti in questo settore è stato Jeff Bezos, che nei giorni scorsi ha stanziato 34 milioni di dollari, tramite il suo Earth Fund, per sviluppare nuovi e più sostenibili materiali tessili. Di questi, 11,5 milioni andranno alla Columbia University per sviluppare, insieme al Fashion Institute of Technology, una fibra tessile derivata da batteri nutriti con scarti agricoli, 10 alla University of California di Berkeley per lavorare a una fibra resistente e biodegradabile come la tela di ragno, 11 alla Clemson University per sviluppare nuove varietà di cotone colorato fin dalla pianta; infine, 1,5 milioni alla The Cotton Foundation per organizzare una banca dei semi di cotone che consenta di individuare e sviluppare varietà più resistenti e con minor impatto ambientale. Anche se quella di Bezos nasce come una donazione, dimostra che nei nuovi materiali tessili si nasconde un business promettente.

Non solo: Bezos ribadisce così il suo interesse per l’industria della moda, ben espresso anche dalla sua sponsorizzazione (si stima ammonti a 10 milioni di dollari) del Met Gala che si celebrerà stasera a New York. Lo scorso anno l’evento, nato nel 1948 per finanziare il Costume Institute del museo, aveva raccolto 31 milioni di dollari. Quest’anno la presenza di Bezos e della moglie Lauren Sanchez, che Anna Wintour, organizzatrice dell’evento, ha voluto come co-presidenti, ha fatto storcere il naso a molti critici del modello imprenditoriale di Bezos ma anche della narrativa, giudicata eccessiva, della sua ricchezza, come delle sue scelte politiche, giudicate troppo vicine al presidente Trump.

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, per esempio, ha fatto sapere che non parteciperà al Gala, come Zendaya e Meryl Streep, proprio in questi giorni nelle sale di tutto il mondo con Il Diavolo veste Prada 2, anche se, come la stampa statunitense riporta, Wintour (protagonsita con Meryl Streep di una memorabile cover di Vogue Usa, dedicata al film che lei ha ispirato) le avrebbe offerto il ruolo di co-presidente onoraria. In dubbio anche la partecipazione di Lady Gaga, altra star del film di David Frankel, nel quale un imprenditore del tech arriva quasi ad aggiudicarsi il magazine “Runway”, evocando i rumors secondo i quali Jeff e Lauren Bezos potrebbero investire ancora una volta ma in un modo diverso nella moda: diventando i prossimi proprietari di Condé Nast, l’editore di Vogue.

Condividere.
Exit mobile version