La possibile intesa per una tregua duratura con la riapertura di Hormuz potrebbe avvicinare i tempi di una missione internazionale di pace nello Stretto, che vedrebbe come capofila anche l’Italia. Come ha ribadito nelle ultime ore il ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’Italia «potrebbe contribuire alle operazioni di sminamento e la sicurezza della navigazione commerciale» una volta terminato il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran.

Il numero uno della Farnesina ha spiegato che Roma è «pronta a mettere a disposizione l’esperienza acquisita nelle missioni navali europee», tra queste la missione Aspides, volta a «garantire il trasporto marittimo» nel Mar Rosso e attualmente condotta da Italia e Grecia.

La necessità di individuare e far brillare le mine

E ora l’obiettivo principale è disinnescare le trappole marine di Teheran, disseminate in quel braccio di mare nel Golfo: un ostacolo per le petroliere, diventato cruciale per l’economia mondiale. Duecacciamine della Marina militare italiana sono già nel Mar Rosso, in cauto avvicinamento, partiti lo scorso 15 maggio dal porto di Augusta, e sono al momento fermi al porto di Safaga, in Egitto.

Entro fine mese i due cacciamine a Gibuti

Le due unità, il “Crotone” e il “Rimini”, potrebbero partire nelle prossime ore per Gibuti: destinazione che raggiungeranno entro la fine di maggio, dove sul Corno D’Africa già è presente un contingente nazionale, in un luogo dotato di un aeroporto militare e infrastrutture necessarie.

I presupposti per la missione

Invece, affinché possa cominciare la missione di sminamento a Hormuz – che avverrà solo in sicurezza – saranno necessarie tre condizioni: una tregua, quindi la cessazione delle ostilità nella stessa area, un mandato internazionale e infine l’autorizzazione del Parlamento.

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