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Home » Dai gemelli digitali ai nuovi bersagli per terapie contro Alzheimer e Parkinson: con il progetto Mnesys balzo italiano sulle neuroscienze
Salute

Dai gemelli digitali ai nuovi bersagli per terapie contro Alzheimer e Parkinson: con il progetto Mnesys balzo italiano sulle neuroscienze

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 27, 20263 min di lettura
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Dai gemelli digitali ai nuovi bersagli per terapie contro Alzheimer e Parkinson: con il progetto Mnesys balzo italiano sulle neuroscienze

• Il cervello digitale per la neurochirurgia di domani. L’utilizzo di modelli computazionali per gli interventi sul cervello è oggi una realtà grazie a Mnesys: oggi per guidare gli interventi di neurochirurgia e intervenire in modo da preservare il più possibile le funzioni cerebrali è possibile integrare all’imaging tridimensionale, che consente di ricostruire in digitale e con estrema precisione la struttura delle aree da trattare, anche procedure di simulazione dell’intervento sul paziente, che informano su come il bisturi potrebbe interferire con funzioni importanti, motorie o di linguaggio, per una neurochirurgia sempre più rispettosa ed efficace.

• Nuovi biomarcatori per l’Alzheimer e le malattie neurodegenerative. Integrando biomarcatori fluidi con tecniche avanzate di imaging molecolare e delle strutture cerebrali, i ricercatori Mnesys stanno riuscendo a individuare marcatori precoci di Alzheimer e Parkinson; nel caso dell’Alzheimer, si è lavorato anche per riconoscerne i diversi profili biologici e così capire quali pazienti avranno una progressione più rapida verso la demenza e la perdita di autonomia, per interventi più precoci e mirati grazie a diagnosi più accurate e tempestive.

Partnership e scienziati in rete

«Tre anni fa Mnesys era una scommessa, oggi possiamo affermare che è una solida realtà che dimostra come sia possibile generare eccellenza attraverso partnership di valore, creando un legame indissolubile tra ricerca ed economia reale – spiega Enrico Castanini, presidente di Mnesys –. Mnesys ha realizzato una rete in cui per la prima volta dialogano medici e ingegneri, biologi e informatici, in cui l’utilizzo di supercalcolatori in grado di analizzare enormi quantità di dati ha aperto la strada alla medicina di precisione applicata alle malattie del sistema nervoso. La sfida per il futuro è quella di trasferire questa conoscenza in nuovi farmaci, nuove tecnologie a beneficio dei cittadini, con un impatto economico reale. Infatti, dal sostegno a centinaia di giovani ricercatori all’assunzione di molti giovani talenti, dalla creazione di un indotto tecnologico che resterà patrimonio del Paese agli investimenti perché ogni scoperta si trasformi in una cura, il ritorno economico è stimato fino al doppio di quanto stanziato inizialmente grazie agli effetti positivi su occupazione e miglioramento della salute».

La ricerca di base come priorità

«Il programma Mnesys e i risultati che ha consentito di raggiungere sono la prova di quanto sia fondamentale investire in ricerca se vogliamo contribuire allo sviluppo – aggiunge Loredana Luzzi, direttore generale di Mnesys –. In Italia il finanziamento della ricerca è da tempo esiguo rispetto al Pil: nonostante il Governo nel Piano strutturale di bilancio stimi di destinare una spesa pubblica in leggera crescita, dallo 0,5% del 2024 allo 0,6% nel 2029, molto resta da fare. Non sempre il valore dell’investimento in ricerca viene percepito, ma finanziare la ricerca di base è una priorità strategica per rafforzare la competitività e sostenere gli obiettivi del Pnrr. Tradurre le scoperte in benefici concreti per la salute pubblica, la qualità della vita e lo sviluppo tecnologico del Paese è l’obiettivo ambizioso alla base del programma Mnesys, che in tre anni ha trasformato questa visione in una concreta realtà».

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