Che nel settore del food&beverage – ma non solo – si faccia fatica a trovare figure professionali a sufficienza ed adeguatamente formate non è purtroppo una novità. L’allarme degli operatori si è alzato da tempo, ma spesso l’accento è messo sul settore della ristorazione e dei bar, mentre il problema è molto sentito anche nel settore produttivo. A fornire un quadro dettagliato delle carenze sul mercato e a livello territoriale è un rapporto di Confartigianato, presentato in occasione del convegno “Intelligenza artigiana a tavola” che si è tenuto alla Camera dei Deputati.

Su 176.450 figure professionali richieste dalle aziende del food made in Italy, ben 68.160 sono risultate difficili da reperire, quasi il 40%. A livello regionale, il numero più alto di lavoratori difficili da trovare nelle imprese dell’alimentare e delle bevande si registra in Emilia-Romagna con 8.910 figure irreperibili su 21.660 entrate previste. Seguono la Campania con 8.560 su 24.760 e la Lombardia con 7.640 su 20.200. Numeri particolarmente consistenti si registrano anche in Veneto, con 7.520 lavoratori difficili da reperire su 18.540 richiesti, e in Puglia con 6.980 su 17.500. In Piemonte e Valle d’Aosta si contano 5.880 figure difficili da trovare su 13.500, mentre in Sicilia sono 4.240 su 10.520.

Mancano soprattutto panettieri, pastai, pasticceri, gelatai e conservieri artigianali: su 28.610 lavoratori richiesti, 16.010 – pari al 56% – sono risultati difficili da reperire. Nel dettaglio, non hanno risposto all’appello 9.820 panettieri e pastai, pari al 67,6% dei 14.520 richiesti dalle imprese. Anche per pasticcieri, gelatai e conservieri artigianali la domanda inevasa resta elevata: su 14.090 figure cercate, 6.190 risultano difficili da trovare.

«Il settore alimentare – sottolinea il presidente di Confartigianato Alimentazione, Cristiano Gaggion – continua a dimostrare grande vitalità. In Italia operano 64.365 imprese artigiane nei settori dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione con 248.672 addetti e rappresentano uno dei principali punti di forza del food italiano, grazie alla capacità di unire tradizione, qualità delle materie prime e innovazione. Ma la carenza di competenze professionali rappresenta una minaccia per le nostre attività. Panettieri, pastai, pasticceri e gelatai sono figure fondamentali per continuare a garantire l’eccellenza del made in Italy alimentare».

La competitività del settore sui mercati internazionali – rileva Confartigianato – poggia «su un patrimonio unico di qualità certificata. L’Italia conta 330 prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Unione europea con i marchi Dop, Igp e Stg, ai quali si affiancano 530 vini di qualità riconosciuti a livello europeo e 5.717 prodotti agroalimentari tradizionali, espressione delle diverse culture gastronomiche del Paese».

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