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Home » Dal diabete all’ipertensione: per 24 milioni di malati cronici arriva la ricetta che vale per 12 mesi
Salute

Dal diabete all’ipertensione: per 24 milioni di malati cronici arriva la ricetta che vale per 12 mesi

Sala StampaDi Sala StampaDicembre 6, 20254 min di lettura
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Dal diabete all’ipertensione: per 24 milioni di malati cronici arriva la ricetta che vale per 12 mesi

C’è una semplificazione importante che potenzialmente potrebbe rendere più facile la vita a ben 24 milioni di italiani, tanti sono quelli che soffrono di almeno una malattia cronica e che devono assumere regolarmente dei farmaci: si pensi a chi soffre di diabete, ipertensione o altre patologie del cuore. Ebbene nella legge sulle semplificazioni appena sbarcata in Gazzetta Ufficiale arriva una importante novità che potrebbe tagliare tanta burocrazia sia per i cittadini che per i medici di famiglia: la legge introduce infatti una misura molto attesa dai pazienti cronici e dai camici bianchi. Il medico potrà infatti da ora in poi indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la posologia e la quantità di farmaci da erogare fino a 12 mesi, evitando così di dover fare visite e ricette ripetute solo per il rinnovo della terapia che è sempre la solita. Il farmacista, a sua volta, potrà consegnare ogni mese la quantità necessaria per 30 giorni di terapia, segnalando eventuali criticità nell’aderenza terapeutica al medico.

Le nuove misure di semplificazione

In particolare l’articolo 62 dell’ultima legge sulle semplificazioni (182/2025) pubblicata sulla Gazzetta del 3 dicembre scorso prevede che “nella prescrizione di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale per la cura di patologie croniche, il medico prescrittore indica nella ricetta dematerializzata ripetibile, sulla base del protocollo terapeutico individuale, la posologia e il numero di confezioni dispensabili nell’arco temporale massimo di dodici mesi. Il medico prescrittore – prevede ancora il primo comma – qualora lo richiedano ragioni di appropriatezza prescrittiva, sospende in ogni momento la ripetibilità della prescrizione ovvero modifica la terapia”. Si tratta di una importante semplificazione rispetto a quanto accade oggi con ricette che ordinariamente prevedono dispensazioni per massimo due scatole (per i cronici previste già prescrizioni fino a massimo 6 mesi, finora però poco applicate). Per verificare che l’assunzione dei medicinali avvenga in modo corretto la stessa legge prevede che “al momento della dispensazione, presso le farmacie convenzionate, il farmacista informa l’assistito circa le corrette modalità di assunzione dei medicinali prescritti e consegna un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia”. In ogni caso il farmacista, nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia farmacologica, “qualora rilevi difficoltà da parte dell’assistito nella corretta assunzione dei medicinali prescritti, segnala le criticità al medico prescrittore per le valutazioni di sua competenza”.

Le altre misure per chi esce dall’ospedale o da un pronto soccorso

Questa delle ricette valide per 12 mesi per i malati cronici non è però l’unica semplificazione contenuta in questa nuova legge, perché sarà possibile anche ottenere i farmaci prescritti con la documentazione che riceviamo quando usciamo da un ricovero ospedaliero (la cosiddetta dimissione ospedaliera) o con i referti del pronto soccorso “o di altra documentazione analoga rilasciata dai servizi di continuità assistenziale (le guardie mediche, ndr) il giorno di presentazione ovvero nei due giorni immediatamente precedenti, dai quali risulti prescritta o, comunque, suggerita specifica terapia farmacologica”. Insomma in questi casi e con questa documentazione non sarà più necessario richiedere una nuova ricetta al medico di famiglia o allo specialista di fiducia. Sarà comunque un decreto adottato dal ministero della Salute di concerto con quello dell’Economia a definire, entro 90 giorni, le modalità di attuazione di queste nuove misure di semplificazione.

I medici di famiglia: una risorsa in più da usare con criterio

Secondo il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, , “la possibilità di prescrivere i farmaci per patologie croniche fino a dodici mesi non è solo una semplificazione burocratica: è una scelta di cura, perché significa liberare tempo per il medico di famiglia, ridurre disagi per il cittadino e costruire, insieme alle farmacie, un presidio territoriale realmente vicino alle persone”. Per Pierluigi Bartoletti vice segretario della Fimmg questa misura di semplificazione è “una risorsa in più da usare comunque con criterio: la ricetta non può diventare una sorta di buono da spendere per un anno. Penso che questa semplificazione possa a esempio essere adatta per i malati cronici con malattia stabilizzata, magari anche per un anziano che viene seguito costantemente da un familiare e da un caregiver a cui questa misura può facilitare la vita, ma che ci da la garanzia che verificherà che il paziente assuma davvero le terapie. Ecco – aggiunge Bartoletti – penso che invece per un paziente magari più giovane con problemi di ipertensione e che si fa vedere poco in studio probabilmente non ricorrerei a questa tipologia di ricetta. Chi mi assicura – si chiede il vice segretario della Fimmg – che davvero segua la terapia prescritta per un anno intero?”.

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