Volete iniziare a giocare a Padel? Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani vi insegna i rudimenti. In Liguria la Salis ha fatto suonare una dj in piazza? Giani risponde con il remake di Forrest Gump interamente girato in Toscana. Volete visitare il Monte Fato? Sempre lui, nei panni di Giandalf, vi farà da guida.

E ancora, eccolo nei panni indossati da Trump vestito da Gesù, poi influencer, risolutore del traffico in superstrada, tuffatore nell’Arno in un meme che tanto meme non è…

Tra video, foto e battute questa è la politica rigorosamente made in Tuscany raccontata dalla pagina “È quasi magia Giany”, ispirata proprio dalle gesta “eroiche” del presidente della Regione Eugenio Giani.

Un racconto leggero, ma efficace, capace di intercettare l’attenzione sui social e di creare una comunità attiva. E insieme, una caricatura affettuosa, mai “troppo” graffiante”, con un impatto più che da satira da “operazione “simpatia”, certamente molto ”pop”, che non deve essere affatto sfuggita al diretto interessato. 

Così il creator della pagina, Enrico Milano è entrato ufficialmente nell’orbita istituzionale: un incarico a tempo determinato in Regione, chiamato proprio da Giani. Seguirà da vicino il presidente, occupandosi anche della comunicazione ufficiale.

Non è un caso isolato, ma il segno di un cambiamento più ampio. La politica ha capito che per essere vista deve parlare come le persone – o almeno come scorrono i feed. Meno formalità e più immediatezza.

In Italia, finora, il passaggio è stato più graduale. La comunicazione digitale è diventata centrale da anni – basti pensare al lavoro di Luca Morisi e della “Bestia” per Matteo Salvini, che ha portato meme e contenuti virali al centro della strategia politica – oppure alle campagne istituzionali durante la pandemia, in cui influencer e creator sono stati coinvolti per raggiungere il pubblico più giovane. Anche enti come INPS o la Polizia di Stato hanno adottato linguaggi sempre più vicini a quelli dei social.

Ma si è trattato quasi sempre di un lavoro dietro le quinte o di collaborazioni esterne. Più raro è il passaggio diretto di un creator riconoscibile dal pubblico dentro un’istituzione.

All’estero, la trasformazione è già evidente. Nel Regno Unito, Downing Street ha aperto le porte ai content creator, invitandoli a briefing e incontri con ministri per tradurre le politiche in contenuti social. Un modo per rispondere a una realtà ormai consolidata: sempre più persone si informano sulle piattaforme digitali e sempre meno attraverso i media tradizionali.

Negli Stati Uniti, il processo si è spinto ancora oltre. Nella seconda amministrazione di Donald Trump sono entrati nelle agenzie federali giovani comunicatori cresciuti tra social, podcast e cultura online. Non più solo consulenti, ma figure ufficiali della comunicazione pubblica, capaci di usare meme, video e linguaggi digitali per parlare direttamente al pubblico.

È in questo contesto che il caso toscano assume un significato più ampio. Non è solo la storia di una pagina diventata virale, ma il segnale di un passaggio: dai meme come commento alla politica ai meme come parte della politica.

Resta una domanda aperta: quando un linguaggio nasce per osservare – e spesso ironizzare sul potere, cosa succede quando entra a farne parte?

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