Bimbi venduti o sedati per non patire la fame e giovani che vendono gli organi: l’inchiesta Bbc sulla crisi umanitaria in Afghanistan

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Genitori costretti a sedare i propri figli per risparmiare loro le pene della fame, altri che decidono di venderli a famiglie più ricche per dare loro un futuro migliore, mentre nel Paese aumentano i casi di traffico di organi. È la fotografia fatta da un’inchiesta della Bbc sulla crisi umanitaria in corso in Afghanistan e peggiorata ulteriormente dopo la presa del potere dei Taliban circa un anno e mezzo fa. L’emittente ha dato voce a diverse persone che hanno raccontato la propria storia: “I nostri bambini continuano a piangere e non dormono. Non abbiamo cibo. Quindi andiamo in farmacia, prendiamo le compresse e le diamo ai nostri figli in modo che si sentano assonnati”, ha detto Abdul Wahab all’emittente britannica. L’uomo vive a Herat, la terza città più grande del Paese, in un insediamento dove ci sono migliaia di piccole case piene di sfollati e distrutte dalla guerra. In molti decidono di dare droghe psicotrope ai bambini: una pasticca costa meno di un pezzo di pane. Così, per non soffrire la fame, i piccoli vengono drogati.

Un ragazzo di vent’anni, che nell’inchiesta viene denominato “Ammar“, ha raccontato di aver subito un intervento chirurgico per asportare il suo rene: “Non c’era via d’uscita. Avevo sentito che potevi vendere un rene in un ospedale locale. Sono andato lì e ho detto loro che volevo farlo. Alcune settimane dopo ho ricevuto una telefonata che mi chiedeva di venire in ospedale – ha spiegato – Hanno fatto degli esami, poi mi hanno iniettato qualcosa che mi ha fatto perdere i sensi. Ero spaventato, ma non avevo scelta”. L’inchiesta non svela la reale identità di Ammar, per proteggerlo ed evitare ripercussioni. Il ventenne ha guadagnato circa 3mila dollari, utilizzati per ripagare i debiti. “Se mangiamo una sera, non mangiamo quella successiva. Dopo aver venduto il mio rene, mi sento come se fossi una mezza persona – ha detto Ammar – Mi sento senza speranza“.

In Afghanistan la vendita di organi, già prima dell’arrivo dei Taliban, era una pratica molto diffusa. Ma adesso sta diventando, per molti, l’unica soluzione. Da tempo anche gli uomini in Afghanistan conducono una vita difficile. Nell’area vicino a Herat la maggior parte lavora nei campi. Ma da quando i fondi stranieri hanno lasciato il Paese, il lavoro è radicalmente diminuito. Così, in molti hanno difficoltà a trovare un impiego. E quando ci riescono guadagnano poco più di un dollaro al giorno.

Il più delle volte, neppure la vendita degli organi basta per sopravvivere. Così, nell’inchiesta della Bbc, si leggono le voci delle donne afgane, costrette a vendere le proprie figlie. Una di loro ha spiegato di essere ricattata dalle persone da cui ha preso soldi in debito. E adesso l’unica soluzione è vendere la propria figlia di due anni: “Ora siamo costretti a vendere la nostra figlia di due anni. Le persone da cui abbiamo preso un prestito ci molestano ogni giorno, dicendo di dare loro nostra figlia se non possiamo ripagarli”, ha raccontato. Un’altra donna, Nizamuddin, invece, ha venduto sua figlia di cinque anni per 100.000 afgani: la vita di una bambina di cinque anni vale poco più di 1.000 euro.

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