Black Friday, corriere “ucciso” dal troppo lavoro

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Black Friday e morti sul lavoro – Ad accorgersi del decesso sono stati alcuni colleghi, che, vedendo il 49enne con la testa sul volante del suo van Citroën, hanno pensato stesse dormendo, poiché stremato dal troppo lavoro; ma dopo aver bussato sul finestrino per svegliarlo, non ricevendo alcuna risposta, i lavoratori hanno deciso di sfondare il vetro del finestrino, intuendo che la situazione fosse più grave. Norton è così stato trascinato a terra, dove i colleghi hanno tentato di rianimarlo praticando il massaggio cardiaco con il defibrillatore, in vano.

 

150 pacchi al giorno – Il 49enne era un corriere autonomo. Generalmente questa tipologia di lavoratori consegna più di 150 pacchi al giorno. Norton era da giorni che lavorava quante più ore potesse, spesso sotto il sole, per consegnare più pacchi possibili. “In questi giorni di Black Friday i manager cercano di convincerti a lavorare più giorni e fare orari più lunghi perché sanno che siamo lavoratori autonomi. E il magazzino deve essere smaltito a tutti i costi dai pacchi”, ha commentato una dipendente al The Sun.

 

Intanto un portavoce della società di spedizioni DPD ha confermato la morte di Norton, aggiungendo: “I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi amici in questo momento”.

 

Oms: troppo lavoro fa male – L’anno scorso l’Oms aveva diffuso un report sulle morti causate dall’eccesso di lavoro, affermando che “troppo lavoro fa male: più alto è il rischio di morire di ictus o infarto”. Nello studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), pubblicato sulla rivista Environment International, è stato infatti rilevato che lavorare più di 55 ore a settimana aumenta il rischio di morte.

 

Tra i giovani dilaga il “quiet quitting” (letteralmente “lascia lentamente”) – Se da una parte l’Oms mette in allarta i governi affinché prendino provvedimenti per tutelare la salute dei lavoratori, anche in considerazione delle ore di lavoro lavorate, dall’altra è diventata una nuova tendenza il “quiet quitting”: una nuova filosofia, in voga tra i professionisti della Generazione Z, che preferiscono guadagnare qualche euro in meno per salvaguardare il proprio tempo libero.

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