dietro i referendum si fa più forte la minaccia nucleare- Corriere.it

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di Giuseppe Sarcina

L’amministrazione Biden osserva con apprensione le mosse di Mosca: se i territori del Donbass venissero annessi, ogni attacco ucraino potrebbe rientrare nella «dottrina difensiva» della Russia che prevede anche l’uso di armi atomiche. E l’allerta del Dipartimento di Stato sta salendo di livello

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON — L’amministrazione Biden segue con apprensione le mosse di Vladimir Putin.

In queste ore il leader russo ha dato il via libera a una serie di referendum
per consentire l’annessione forzata, totalmente illegale sul piano del diritto internazionale, dei territori occupati dall’esercito: Kherson, Lugansk, Donetsk e perfino nella regione della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Le consultazioni-farsa si dovrebbero tenere già nei prossimi giorni.

Il Cremlino accelera nel tentativo di scoraggiare la controffensiva ucraina.

Lo stesso Putin ha fornito la chiave di lettura: la «dottrina difensiva» della Russia prevede anche l’uso delle armi nucleari se «viene minacciato il territorio nazionale».

In questo caso stiamo parlando di ordigni tattici, con un raggio di azione di 1,5-2 chilometri, ma dall’impatto comunque devastante.

Domenica sera, in un’intervista a 60 minutes della tv Cbs, Biden aveva avvertito i russi: non usate le atomiche o la nostra reazione sarà durissima.

Fin dallo scorso aprile il Pentagono aveva messo in guardia la Casa Bianca: non possiamo escludere che Putin possa fare ricorso all’estrema risorsa delle atomiche. E da almeno quattro mesi, come rivelato sempre in quei giorni dal Segretario di Stato Antony Blinken, un gruppo di esperti della Nato «sta studiando le possibili contromisure».

L’allerta, però, sta salendo di livello.

Prima ancora del Donbass, gli americani guardano alla Crimea.

Blinken e il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan sono in contatto continuo con Kiev: davvero il presidente Volodymyr Zelensky ha intenzione di riconquistare la penisola occupata dai russi nel 2014 e poi annessa direttamente alla Federazione Russa? Un attacco ucraino farebbe scattare automaticamente le condizioni per un bombardamento nucleare, previste dalla «dottrina Putin» (leggi l’approfondimento sul perché è difficile, ma non impossibile, che Putin usi le bombe nucleari).

Washington è alle prese con questo dilemma: frenare Zelensky
, ma nello stesso tempo piegarsi al ricatto putiniano oppure dare slancio alla controffensiva di Kiev?

Il Pentagono, come fa da mesi, suggerisce prudenza.
Per ora Biden sembra dare ascolto ai suoi generali.

Il presidente Usa non ha inviato i missili a lunga gittata, oltre 300 chilometri, chiesti da Zelensky, proprio per evitare un’ulteriore escalation del confronto sempre più ravvicinato con Putin.

Domani, mercoledì 21 settembre, si attendono altri segnali dall’Assemblea generale dell’Onu, iniziata stamattina a New York. Interverranno sia Zelensky che Biden.

20 settembre 2022 (modifica il 20 settembre 2022 | 17:24)

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