Le proteste contro il regime iraniano si allargano

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Nell’ultima settimana in Iran le manifestazioni per la morte di Mahsa Amini, una donna di 22 anni morta in carcere a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo, si sono trasformate in qualcosa di diverso: ci sono state proteste contro la stessa polizia religiosa, contro le oppressioni del regime iraniano e contro il supremo leader religioso del paese, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Nonostante la violenta repressione delle forze dell’ordine – testimoniata da immagini e video che sono circolati moltissimo nonostante un blocco di Internet in gran parte del paese – le eccezionali proteste che erano cominciate nel Kurdistan iraniano (la parte occidentale dell’Iran, dove viveva Amini) si sono estese a più di cento città. Secondo i gruppi per i diritti civili e le testimonianze raccolte dalla stampa, decine di persone che stavano partecipando alle proteste sono state uccise e altre centinaia sono state arrestate.

Al momento non è possibile confermare molte informazioni in maniera indipendente. Alcuni video verificati dal Washington Post però mostrano agenti di polizia sparare sui manifestanti e altri che usano armi che sparano vernice, per identificare le persone che partecipano alle proteste.

In alcuni casi, anche nella capitale Teheran, la polizia ha sparato verso le finestre delle case. A Rasht, nel nord del paese, gli agenti hanno lanciato lacrimogeni negli appartamenti, secondo alcune testimonianze raccolte dal New York Times. In alcuni casi i manifestanti hanno dato fuoco ad automobili e cartelloni pubblicitari in strada.

– Leggi anche: Cos’è la polizia religiosa iraniana

Secondo il direttore di NNS Roj, un sito di notizie della provincia del Kurdistan iraniano, dopo giorni di scontri i manifestanti avrebbero preso il controllo della città di Oshnavieh, nel nord-ovest paese, e la polizia si sarebbe ritirata: alcuni video mostrano centinaia di persone marciare nelle strade della città e intonare slogan che invocano libertà.

Uno dei gesti di protesta più ripetuti negli ultimi giorni dalle donne iraniane nelle strade e nelle piazze è stato quello di togliere il velo: alcune lo hanno bruciato e altre si sono anche tagliate i capelli. Nel frattempo, oggi decine di studenti dell’università di Teheran hanno protestato intonando il coro «Morte al dittatore», rivolto a Khamenei.

Venerdì sera i media di stato iraniani hanno detto che nelle proteste sono state uccise almeno 35 persone, ma per la ong Iran Human Rights, che ha sede a Oslo (in Norvegia), i morti sarebbero almeno 50. Secondo le informazioni diffuse dall’agenzia di stampa Tasnim news, da quando sono cominciate le proteste sono state arrestate almeno 739 persone, tra cui 60 donne, molte delle quali si erano tolte il velo in segno di protesta.

La ong Committee to protect journalists, che si occupa della tutela della libertà di stampa, ha scritto che sono stati arrestati almeno 11 giornalisti: tra questi anche Niloofar Hamedi, cronista del quotidiano Shargh, il primo a diffondere notizie sul caso di Amini.

In questi giorni sono state organizzate proteste anche davanti alle ambasciate e ai consolati iraniani di altri paesi, tra cui Libano, Germania, Turchia e Grecia.

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