si fermano Pechino e decine di altre città. Ma quali sono i rischi?- Corriere.it

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di Guido Santevecchi

Sono almeno 48 le citt in diverse zone della Cina dove oggi in vigore il lockdown. Nuovo record di casi — oltre 31 mila — che restano per pochissimi, su una popolazione di 1,4 miliardi di persona. Ma perch allora Pechino continua con la politica Zero Covid?

Ottimizzare e aggiustare la politica “Zero Covid” per ridurre l’impatto sulla crescita economica e la vita dei cittadini.

la direttiva che il Politburo di Xi Jinping ha dato alle autorit sanitarie l’11 novembre. Due settimane dopo l’annunciato ammorbidimento della Tolleranza Zero per la circolazione del virus, si calcola che le restrizioni stiano pesando su almeno 48 citt in zone della Cina che valgono un quinto del Pil.

Lockdown (non dichiarati, solo consigliati alla popolazione o ordinati verbalmente) hanno svuotato le strade, le scuole e gli uffici da Chongqing, a Guangzhou, fino a Pechino
.

Oggi in Cina sono stati registrati 31.444 nuovi casi di Covid-19 (che ormai, con tutte le varianti, diverso dal coronavirus emerso a Wuhan alla fine del 2019). Il numero dei contagi il pi alto da quando esplosa l’epidemia poi diventata pandemia nel gennaio 2020. Ma pur sempre bassissimo rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone.

Perch allora la Cina vive ancora all’era dei lockdown? Accanimento terapeutico o realistica forma di prevenzione sanitaria?

Il governo cinese aggrappato alla linea Zero Covid che punta a isolare ogni contagio e ad eliminare il coronavirus dal territorio nazionale.

Le autorit hanno aggiunto a Zero Covid l’aggettivo dinamico, per segnalare flessibilit nella gestione.

Ma il resto del mondo ormai da mesi ha puntato su massicce campagne di vaccinazione e sull’immunit acquisita dalla popolazione in questi tre anni di pandemia. Questi elementi riducono il numero dei contagi e abbassano il tasso di malattia grave o mortale.

L’incubo di 6 milioni di persone in terapia intensiva

In Cina invece dopo lo choc di Wuhan i casi accertati di Covid sono stati relativamente pochi e a causa dei lockdown frequenti pochi cinesi sono stati esposti al coronavirus: cos solo una bassa percentuale della popolazione ha sviluppato livelli efficaci di anticorpi.

Dubbi anche sulla campagna di vaccinazione: il 92% dei cittadini ha ricevuto almeno una dose, ma nella fascia pi a rischio, quella oltre gli 80 anni, la percentuale crolla a non pi del 30%. In pi, i farmaci dell’industria cinese sono risultati meno efficaci di quelli occidentali.

Proiezioni degli epidemiologi rivelano che se ci fosse una vera ondata di Covid in Cina almeno sei milioni di contagiati avrebbero bisogno di ricovero in terapia intensiva: e il sistema sanitario della Repubblica non ha tanti posti.

Molte metropoli stanno attrezzando gli ormai famosi e famigerati fangcang, centri provvisori di isolamento e cura, lazzaretti dove le condizioni di vita sono spartane: ci si prepara al peggio.

La superpotenza cinese sembra in stato confusionale, incapace di trovare una strategia d’uscita dal sogno dell’azzeramento dei contagi, che si sta rivelando un incubo. Secondo gli economisti bisogna attendersi un impatto globale del rallentamento cinese (auto-inflitto dal Partito-Stato).

La protesta per i Mondiali

Anche i Mondiali di calcio hanno dato motivo di frustrazione e polemica. I tifosi cinesi di calcio sono arrabbiati. Non tanto perch la loro nazionale per l’ennesima volta non si qualificata (nonostante i sogni di gloria del supertifoso Xi Jinping).

Sono le immagini che arrivano dal Qatar che li hanno fatti infuriare.

Stadi pieni, spettatori senza mascherine, nessun obbligo di mostrare il codice verde sugli smartphone per entrare.

Un post pubblicato su WeChat ha riassunto la frustrazione dei cinesi (fan del football e non): Viviamo sullo stesso pianeta del Qatar? Il Covid da loro non mai arrivato?.

E poi una serie di contestazioni alle autorit sanitarie di Pechino che ancora impongono lockdown e anche quest’anno hanno costretto alla clandestinit il campionato di calcio mandarino facendo svolgere le partite a porte chiuse, senza pubblico.

Il post chiede anche di sapere quale sia l’utilit di far mettere la gente in fila quasi ogni giorno per il tampone; spiegare alla popolazione quali siano i criteri (ammesso e non concesso che ci siano) per porre fine un giorno alle restrizioni della politica Zero Covid; perch Hong Kong abbia ripreso una vita quasi normale e il resto della Cina no, ecc. ecc.

La lettera aperta alle autorit ha fatto il pieno di contatti: 100 mila, che il massimo conteggiato da WeChat. Poi stata cancellata dalla censura e l’account del tifoso amareggiato stato sospeso per violazione delle regole.

Gli scontri a iPhone City

La gran massa dei cinesi non sa nemmeno che la protesta per il lockdown scoppiata marted e mercoled a Zhengzhou
, nella pi grande fabbrica di iPhone del mondo.

Dopo la repressione poliziesca, con bastonate, lacrimogeni, cariche e calci contro i lavoratori di iPhone City in corteo, la propriet della mega-fabbrica cinese che rifornisce Apple oggi si scusata.

Sostiene che la protesta degli operai stata causata da un errore tecnico del management e offre 10.000 yuan (1.400 euro) a chi vuole lasciare la catena di montaggio e tornare a casa.

Marted e mercoled, tra i 200 mila dipendenti della fabbrica di propriet della taiwanese Foxconn che rifornisce Apple era scoppiata la rivolta. Sia per le condizioni di lavoro in closed-loop management (sinonimo di lockdown) sia per il mancato pagamento di premi e stipendi promessi dall’azienda a chi avesse accettato di farsi chiudere nella bolla produttiva di Zhengzhou.

I lavoratori in corteo nelle strade di iPhone City sono stati affrontati da reparti di poliziotti in tute bianche anti-coronavirus, ma armati di scudi, manganelli, lacrimogeni e pronti a riempire di calci anche chi cadeva a terra. I disordini sono stati filmati con i telefonini e rilanciati sui social cinesi. Ora il tentativo di sanare tutto pagando il dovuto agli operai.

24 novembre 2022 (modifica il 24 novembre 2022 | 12:15)

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