Ucraina Russia, news sulla guerra di oggi | Zelensky ai russi: «Lasciate Putin o sarete uccisi uno a uno»

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di Francesco Battistini, Lorenzo Cremonesi, Marta Serafini e Redazione Online

Le notizie di domenica 2 ottobre, in diretta. Il monito ai soldati di Mosca nel video-intervento serale. La Russia chiude il trasporto stradale ai «Paesi ostili»

• La guerra in Ucraina è arrivata al 221esimo giorno.
• Le truppe di Kiev hanno riconquistato la città di Lyman nel Donetsk. Si tratta di una vittoria clamorosa, per l’importanza strategica della città, ma anche simbolica, poiché avviene il giorno dopo l’annuncio dell’annessione di 4 regioni — tra cui proprio quella di Donetsk — da parte di Putin.
• Il leader ceceno Kadyrov dopo la disfatta a Lyman ha violentemente criticato i comandi militari russi, e ha aizzato Putin: «Mosca valuti l’uso dell’arma nucleare tattica».
• Su questo punto, è imperdibile l’intervento dell’ex segretario di Stato americano, Henry Kissinger: «La Russia ha perso, ora va evitata l’escalation nucleare».
• Il gestore di Nord Stream 2 ha annunciato che non c’è più fuoriuscita di gas: qui Giudo Olimpio e Andrea Marinelli fanno il punto su quello che si sa del sabotaggio.
• Stop alle forniture di gas russo in Italia: ieri flussi azzerati.

Ore 08:09 – Atomica «tattica», perché usarla sarebbe comunque una catastrofe

(Sergio Romano) Dopo lo scambio di battute con Vladimir Putin sul ricorso al nucleare nell’ultima crisi, il tema è diventato nuovamente attuale. Per molto tempo era sembrato impossibile che un uomo politico autorevole e responsabile prendesse in considerazione l’uso dell’arma atomica. Quasi tutti sembravano sapere che avrebbe provocato una rappresaglia non meno disastrosa e una sequenza di eventi incontrollabili. Oggi la situazione sembra essere cambiata per almeno due motivi.

Il primo motivo è lo stesso Putin: troppo ambizioso, egotista e spregiudicato per credere nelle regole dell’alternanza; ed è personalmente convinto che qualsiasi cedimento renderebbe le sue pretese e la sua persona meno credibili.

Il secondo fattore è la parte del discorso in cui Putin ha parlato di armi nucleari tattiche. Sono armi che non si propongono l’intera distruzione di una città o di un Paese. Vengono costruite per colpire un obiettivo specifico: una diga, un aeroporto, un nodo ferroviario, una particolare zona con importanza strategica o una nave carica di armi e viveri di prima necessità per un corpo combattente. Non vengono usate per infliggere al nemico un colpo definitivo e mortale. Vengono usate per azzopparlo, per intimidirlo, per privarlo di ciò che in quel momento gli è maggiormente necessario.

Il Paese che decida di farne uso spera soprattutto di costringere la potenza nemica a cercare una intesa o chiedere un armistizio. Ma questa potrebbe anche essere la fase iniziale di un processo destinato a concludersi soltanto quando chi dispone di un’arma nucleare strategica finirà probabilmente per usarla. Una vera distinzione fra armi tattiche e strategiche, quindi, non esiste. Siamo ormai in un mondo in cui qualsiasi guerra, se combattuta fra Paesi che dispongono di cognizione ed esperienze atomiche, potrebbe diventare totalmente nucleare.

(Qui l’articolo completo)

Ore 07:56 – Melnichenko: «Putin era rimasto senza scelta. E non tornerà indietro»

(Paolo Valentino, inviato a Dubai) Quando senti parlare Andrey Melnichenko e pensi al suo patrimonio da 19 miliardi di euro (Forbes, 2021) viene in mente la pipa di Magritte. «Io non sono un oligarca», non si è stancato di ripetere il plurimiliardario russo nelle due ore che ho trascorso con lui nella hall dell’albergo di Dubai, che dallo scorso marzo è diventato la sua casa. […]

Vladimir Putin è ancora in pieno controllo della situazione?

«La Russia è un Paese enorme. Putin ha il sostegno della maggioranza della popolazione e del più grande partito politico. Quindi sì, da un lato è in controllo: se prende una decisione questa viene eseguita. Ma dall’altro lato, non c’è vera competizione politica e l’esecutivo non deve rispondere alla società. Questo significa che il metro di valutazione per il successo di un amministratore sono la qualità dell’esecuzione delle istruzioni che vengono dall’alto e la dimostrazione di lealtà incondizionata a ogni iniziativa associata al nome del presidente. Ma l’attuale classe amministrativa non è particolarmente capace e nel tempo sono emersi vari centri che si sono arrogati il diritto di agire in nome del Presidente. Putin è un essere umano e non ha il controllo su questo caos, semplicemente non è possibile. Il risultato è che, durante periodi di instabilità, c’è il pericolo che questo tipo di gestione possa produrre eventi catastrofici».

Dopo le recenti sconfitte subite dall’esercito russo in Ucraina, Putin ha ordinato una mobilitazione parziale e indetto i referendum per l’annessione di quattro regioni del Donbass. Perché secondo lei lo ha fatto? E questo non influenzerà la sua popolarità, come già mostrano le prime manifestazioni di protesta?
«Il Presidente lo ha fatto perché non aveva scelta. La sola alternativa era riconoscere la propria debolezza e l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi dell’Operazione Speciale. Nel sistema attuale equivarrebbe a un suicidio politico. La mobilitazione aggiusterà l’equilibrio delle capacità militari.

Quanto all’annessione delle nuove regioni, è una cosa molto seria. A mio avviso l’Occidente non ha ancora capito cosa significhi realmente. Una volta acquisita, sarà impossibile da cambiare. Né da Putin né dai suoi successori, per i prossimi 30 o 40 anni.

In Occidente c’è l’idea che in Russia tutto è deciso da Putin e che tutti i problemi, in primis quelli di sicurezza, saranno risolti non appena ci sarà un cambio di regime. È un’idea ingenua e pericolosa. E ancora più pericolosa è l’idea che l’isolamento e la pressione economica sulla Russia possano rendere il mondo un posto più sicuro».

Cosa porterà questa crisi?
«Il conflitto russo-ucraino è un piccolo elemento di qualcosa di molto più grande, che sta appena emergendo. Questa crisi ci porterà sicuramente un mondo nuovo».

(L’intervista integrale è qui)

Ore 07:41 – Perché la riconquista di Lyman è così importante

(Lorenzo Cremonesi, inviato a Kramatorsk) La bandiera gialla e azzurra da ieri è tornata a sventolare su Lyman. Non si ferma la spinta dell’avanzata ucraina mirata a riconquistare l’intero Donbass e ricacciare indietro le truppe russe addirittura oltre le posizioni da cui iniziarono l’invasione lo scorso 24 febbraio.

Si tratta di una clamorosa sconfitta militare, politica e morale per Vladimir Putin e il suo entourage: subito dopo il referendum farsa (considerato illegale e condannato da larga parte della comunità internazionale) e la dichiarazione in pompa magna di due giorni fa a Mosca dell’annessione delle regioni occupate, le forze armate di Kiev dimostrano con i fatti che la realtà militare sul campo è radicalmente diversa da quella sbandierata dai russi.

Non c’è annessione sulla carta o dichiarazione unilaterale che tenga: semplicemente, gli ucraini combattono meglio e con maggiore determinazione dei russi, le armi fornite loro dagli alleati occidentali, Stati Uniti in testa, garantiscono una superiorità che i soldati russi non sono in grado di contrastare. Lo conferma del resto anche lo scarno, ma realistico comunicato degli alti comandi di Mosca, che ieri, soltanto a poche ore dell’annuncio da Kiev circa i successi delle sue truppe e appena dopo le foto diffuse sui social delle bandiere ucraine sui tetti della cittadina di Lyman, ha ammesso che i suoi soldati stavano «ritirandosi per evitare di rimanere circondati e rischiare la cattura». E aggiungeva: «Nonostante le perdite subite, i nostri nemici, superiori per armamenti e numeri di forze, hanno continuato ad avanzare».

Così la riconquista ucraina di Lyman, alle porte del Donbass centro-settentrionale, assume un significato fondamentale proprio per il momento in cui avviene e sembra preannunciare nuove sconfitte da parte russa.

(Qui l’articolo completo)

Ore 07:24 – «Non voglio andare in guerra»: Walkie, il rapper russo, si toglie la vita

(Marco Imarisio, inviato a Mosca) Nel 2016 aveva registrato la canzone «Stelle» insieme al rapper ucraino Artem Lojk. «Guarda come brillano le stelle sulle spalle… Chi ha detto che è facile essere giovani? I servizi ascoltano il tuo telefono oppure no? Sei sicuro di essere da solo ora che sei entrato in Telegram? Magari ti contano come se fossi uno del bestiame? Perché tu esprimi opinioni, diffondi l’estremismo, e quando smetti di parlare, ti mettono dentro per un delitto del pensiero».

Adesso Lojk scrive canzoni che inneggiano «alla forza e all’onore di nostri soldati che combattono al fronte».

Il suo amico, o ex amico russo è morto perché al fronte non ci voleva andare. Così almeno sostengono i suoi amici, e i dissidenti contrari all’Operazione militare speciale, che hanno trovato nel suo ultimo messaggio video i segni di una resa all’insostenibilità della mobilitazione.

Walkie T, al secolo Ivan Petunin, aveva 27 anni.
Si è ucciso gettandosi all’undicesimo piano del suo appartamento sulla Via dei Congressi di Krasnodar, il capoluogo regionale nel sud della Russia dove era considerato un idolo.

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Ore 05:35 – La Russia chiude il trasporto stradale a «Paesi ostili»

Un altro passo in avanti sull’isolamento da parte della Russia. Il primo ministro russo, Mikhail Mishustin, ha firmato un decreto che impedisce ai «Paesi ostili» di usare il territorio della Federazione per il trasporto stradale. Sono previste deroghe per alcune categorie di merci, tra cui i medicinali e alcuni tipi di alimentari, capi di vestiario e prodotti tecnologici.

Ore 05.23 – «Non voglio andare in guerra»: Walkie, il rapper russo, si toglie la vita

(Marco Imarisio) N el 2016 aveva registrato la canzone «Stelle» insieme al rapper ucraino Artem Lojk. «Guarda come brillano le stelle sulle spalle… Chi ha detto che è facile essere giovani? I servizi ascoltano il tuo telefono oppure no? Sei sicuro di essere da solo ora che sei entrato in Telegram? Magari ti contano come se fossi uno del bestiame? Perché tu esprimi opinioni, diffondi l’estremismo, e quando smetti di parlare, ti mettono dentro per un delitto del pensiero».

Adesso Lojk scrive canzoni che inneggiano «alla forza e all’onore di nostri soldati che combattono al fronte». Il suo amico, o ex amico russo è morto perché al fronte non ci voleva andare. Così almeno sostengono i suoi amici, e i dissidenti contrari all’Operazione militare speciale, che hanno trovato nel suo ultimo messaggio video i segni di una resa all’insostenibilità della mobilitazione.

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Ore 05:12 – Zelensky ai russi: «Lasciate Putin o sarete uccisi uno a uno»

Il presidente ucrainoVolodymyr Zelensky ha lanciato un monito ai russi nel suo video-intervento serale. «Finché non risolvete tutti il problema con colui che ha iniziato tutto, che ha iniziato questa guerra insensata per la Russia contro l’Ucraina, sarete uccisi uno per uno, facendo da capri espiatori, per non ammettere che questa guerra è un errore storico per la Russia», ha detto, dopo gli ultimi successi della controffensiva ucraina nel Donbass.

«Lì hanno già iniziato a addentarsi: cercano i colpevoli, accusando alcuni generali di fallimenti. Questa è la prima campana che dovrebbe essere ascoltata a tutti i livelli del governo russo», ha aggiunto.

Ore 05:00 – Kadyrov: «Putin usi la bomba atomica tattica»

Lo schiaffo di Kiev è stato violento. Perché, il giorno dopo l’annuncio dell’«annessione» da parte di Mosca di quattro regioni ucraine, Kiev non solo non si fa intimorire, ma conquista la città chiave di Lyman, nella regione di Donetsk — proprio una delle quattro che Putin ora considera pienamente russe.

Ed è di fronte a questo sviluppo sul campo — inatteso, almeno per la sua rapidità — che Ramzan Kadyrov, leader ceceno, ha preso la parola.

E, in un violento post su Telegram, ha invitato Putin a valutare «misure drastiche» — «fino alla dichiarazione della legge marziale nelle zone di confine e l’uso di armi nucleari a basso potenziale».

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Ore 04.53 – Esercito Kiev: le truppe ucraine entrano a Lyman

(Marta Serafini) Le truppe ucraine «entrano» a
Lyman, città chiave in mano ai russi nella regione orientale di Donetsk. Lo afferma l’esercito di Kiev. La città fa parte dei territori che Putin ha annesso alla Russia. Secondo le forze di Kiev circa 5 mila soldati russi sarebbero circondati. I combattimenti continuano.

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Ore 04.45 – Eni: «Oggi le forniture di gas russo all’Italia saranno zero»

Le forniture di gas russo all’Italia attraverso il Tarvisio saranno oggi «a zero».
A darne notizia sono state sia Eni, sia Gazprom. «Gazprom ha comunicato che non è in grado di confermare i volumi di gas richiesti per oggi, considerato che non è possibile fornire gas attraverso l’Austria», ha detto Eni.

Il piano portato avanti da Eni di potenziamento e diversificazione delle forniture di gas verso l’Italia permetterà di sostituire progressivamente gli oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno di volumi di gas importati da Mosca fino allo scorso anno dal gruppo. Per quanto riguarda il gas via gasdotto, forniture addizionali stanno già arrivando dall’Algeria, dal Nord Europa e dall’Egitto.

Dalla prossima primavera, inoltre, inizierà ad arrivare in modo importante tutto il gas naturale liquefatto addizionale da Paesi come Egitto, Qatar, Congo, Angola e Nigeria.

Ore 04.38 – Gestore Nord Stream 2: finita la fuga di gas

Il portavoce della società di gestione del gasdotto Nord Stream 2 ha riferito che è finita la fuga di gas dalla condotta, iniziata dopo le esplosioni sospette dei giorni scorsi nel mar Baltico.

2 ottobre 2022 (modifica il 2 ottobre 2022 | 08:12)

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