Si alternano quasi con logica matematica: da una parte gli ulivi, a volte secolari, a volte giovani; dall’altra le vigne. È un pezzo di Sicilia così verde da sembrare un’altra terra. Un lembo di Sicilia, a una settantina di chilometri da Palermo, centrale rispetto a tutto, soprattutto rispetto alle grandi produzioni di qualità: il vino, l’olio, la pasta.
Siamo a Chiusa Sclafani e, in questo weekend di primavera — in un marzo che a queste altitudini mantiene ancora un’aria frizzantina ma non fredda — va in scena uno spaccato di quella che oggi è l’economia siciliana, di quello che possiamo definire il sistema dell’economia siciliana: una cinquantina di aziende, tutte piccole e a volte piccolissime; dall’altra parte una quindicina di buyer provenienti da Brasile, India, Argentina, Romania, Danimarca, Germania, Francia, Slovacchia, Svizzera (solo per citarne alcuni).
Li ha messi insieme Sicindustria/Enterprise Europe Network, l’associazione degli industriali siciliani di Confindustria, presieduta da Luigi Rizzolo, che è anche a capo di Sistemi Formativi Confindustria: «Sicilia Wine 2026 — dice — si inserisce in una fase delicata ma ricca di opportunità per l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Negli ultimi mesi l’Ue ha firmato l’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur e ha concluso i negoziati per un accordo di libero scambio con l’India, con l’obiettivo di ridurre progressivamente i dazi e ampliare le opportunità di export. Sicilia Wine conferma il suo ruolo di piattaforma di business per le imprese siciliane, con Argentina, Brasile e India come mercati strategici».
È una direzione precisa e ha un senso, nella logica degli imprenditori siciliani, aver deciso — ed è il secondo anno — di farlo qui, in questo convento del Seicento, dove la provincia di Palermo si accinge a finire.
Lo spiega il direttore di Sicindustria, Fabrizio Bignardelli, che prova a cogliere il senso di un’attenzione crescente per le aree interne siciliane, spesso quelle più ricche di prodotti di eccellenza, come dimostra tutta quest’area dei Monti Sicani, al confine con la Valle del Belìce: «Questo luogo rappresenta una tessera di un grande mosaico che è la Sicilia. Sono territori interni, spesso sconosciuti, soprattutto nelle aree più remote, ma che diventano ancora più sorprendenti quando vengono scoperti dagli stranieri — dice Bignardelli —. Parliamo di un piccolo centro di circa 3.000 abitanti, situato tra le province di Palermo e Trapani, immerso in un territorio rimasto in gran parte inalterato nel tempo. Nel corso dei secoli, qui sono passati personaggi importanti che hanno lasciato tracce ancora visibili oggi. Non si tratta di luoghi abbandonati o dimenticati, ma di realtà che conservano un potenziale straordinario. Il lavoro che stiamo portando avanti va proprio in questa direzione: mettere insieme domanda e offerta secondo una visione concreta dell’economia. Non ci limitiamo a esportare prodotti attraverso la comunicazione o la partecipazione alle fiere internazionali. Portiamo qui buyer da tutto il mondo, creando occasioni reali di incontro. Nella scorsa edizione abbiamo fatto un primo test con 5 buyer internazionali e 10 aziende. Quest’anno siamo cresciuti molto: abbiamo 15 buyer selezionati su oltre 60 richieste provenienti da tutto il mondo e circa 50 aziende coinvolte. Abbiamo scelto di puntare su mercati in fase di apertura, come quelli legati all’area del Mercosur e all’India, che negli ultimi mesi sono stati interessati da accordi con l’Ue».

