Dagli involucri di frutta, verdura e bevande ai cosmetici usati dagli alberghi, sono numerosi i prodotti coinvolti dalla stretta sulla plastica usa e getta contenuta nel decreto imballaggi approvato in via definitiva dall’aula della Camera con 178 sì, 57 no e 79 astenuti. Le misure sono in vigore dall’8 agosto scorso e mirano a vincolare l’immissione sul mercato di alcuni specifici imballaggi di plastica monouso al rispetto dei criteri di biodegradabilità e compostabilità. Tra gli obiettivi, tutelare l’ambiente e le risorse naturali, ridurre gli impatti ambientali della plastica monouso e promuovere l’economia circolare.

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Criteri più restrittivi

Il testo della legge rende più restrittivi i criteri a cui gli imballaggi di plastica monouso devono conformarsi quando vengono immessi per la prima volta sul mercato nazionale. Nello specifico, oltre a rispettare i formati e gli utilizzi consentiti dalla normativa Ue in vigore da febbraio 2025, il Ppwr (Packaging and packaging waste regulation), gli imballaggi dovranno essere certificati da organismi accreditati come biodegradabili e compostabili in conformità con gli standard europei. L’obiettivo dell’esecutivo è conformarsi alle norme comunitarie senza però danneggiare l’industria. Il decreto mira infatti anche a fornire sostegno all’innovazione industriale e alla competitività delle imprese operanti nel settore delle bioplastiche compostabili, oltre a promuovere l’innovazione tecnologica e produttiva nel settore degli imballaggi compostabili.

Plastica usa e getta

I criteri di biodegradabilità e compostabilità devono essere rispettati innanzitutto dagli imballaggi di plastica monouso usati per i prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati di peso inferiore a 1,5 kg. Sono coinvolti anche quelli che contengono alimenti e bevande, riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering. Nel settore Horeca devono sottostare alle nuove norme anche gli imballaggi contenenti porzioni individuali di condimenti, incluse conserve, salse, panna da caffè e zucchero. Fanno però eccezione quelli forniti insieme ad alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato senza necessità di ulteriori preparazioni e quelli impiegati per garantire la sicurezza e l’igiene in strutture come ospedali, cliniche o residenze sanitarie assistenziali.Infine, le misure del nuovo decreto valgono per gli imballaggi flessibili monouso per cosmetici e prodotti per l’igiene utilizzati nel settore dell’accoglienza di turisti e viaggiatori, destinati a un impiego individuale e a essere smaltiti prima dell’arrivo dell’ospite successivo.Le violazioniIn caso di violazione delle nuove regole, il decreto prevede multe da 2.500 a 25mila euro che saranno applicate a partire dal 1° gennaio 2030. Le sanzioni amministrative scattano quando vengono trasgrediti i limiti imposti dalla legge, anche utilizzando dichiarazioni di conformità o altre diciture ingannevoli o elusive. Le sanzioni possono essere aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione riguarda quantitativi di imballaggi di valore superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

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