A due settimane dal varo nel Consiglio dei ministri il pacchetto sicurezza non ha ancora visto la luce: manca all’appello il disegno di legge, che ha di per sé un cammino a passo più lento, ma pure il decreto legge, approvato anche sulla scia degli scontri di Torino per Askatasuna ma che già a inizio gennaio Giorgia Meloni aveva indicato come la “priorità” per l’ultimo anno di governo prima della scadenza della legislatura. Tutto fermo alla Ragioneria, sotto la lente dei dettagli giuridici.
Le parole (smentite) di Forza Italia
Fonti di governo assicurano che non ci sono problemi di “costituzionalità”, già ampiamente dibattuti anche con il Colle prima del via libera nella riunione di governo. Da giorni le opposizioni chiedono all’esecutivo che fine abbia fatto il provvedimento tanto urgente per il centrodestra, ad alimentare il giallo è arrivato, in tv, il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi: «Sono ancora in corso valutazioni su alcuni profili di costituzionalità che riteniamo fondamentali” dice il deputato azzurro sottolineando che «se ci stiamo prendendo un po’ più di tempo è proprio perché» la materia è «molto delicata» e «vogliamo fare un lavoro serio e approfondito». Parole che non devono essere piaciute per niente al Viminale e non solo e che, dopo poche ore, vengono smentite. Nessun problema di costituzionalità, nessun ulteriore approfondimento giuridico. Nessuna questione politica. Solo una questione di coperture che però hanno sempre, inevitabilmente implicazioni politiche. Alla Ragioneria, peraltro, sarebbero in dirittura di arrivo con la limatura delle risorse necessarie, e c’è chi non esclude che qualche norma originaria, magari in materia di concorsi per le forze dell’ordine, possa essere stata riadattata alle disponibilità.
Uffici oberati
Bisogna solo avere ancora un po’ di pazienza. È questo in sostanza il messaggio che arriva dai vari dicasteri coinvolti, anche perché gli uffici «sono molto oberati», una delle giustificazioni più frequenti. E in effetti sono parecchi i provvedimento approvati in Consiglio dei ministri che sono in “lista di attesa” alla Ragioneria. Il decreto Pnrr, approvato a fine gennaio, avrebbe finalmente ricevuto la bollinatura e sarebbe in dirittura di arrivo. Mentre in fila ci sono anche il ddl sicurezza appunto (l’ok del Cdm è del 5 febbraio), il ddl migranti approvato l’11 e su cui già il Consiglio dei ministri, e poi la stessa Meloni, hanno chiesto uno sprint al Parlamento.
Ma aspetta la bollinatura anche il decreto infrastrutture con le norme sul Ponte di Messina, approvato sempre a fine gennaio. E guardando più indietro, mancano all’appello anche la delega sui porti, quella sul servizio civile e pure la delega per rivedere il testo unico dell’edilizia, approvato a dicembre. Tutti disegni di legge che di per sé non hanno una corsia d’urgenza per essere vagliati dalle Camere. Ma ora si aggiungono anche i nuovi decreti che hanno avuto disco verde del governo nell’ultimo Cdm, quello per i sostegni per il maltempo e Niscemi e quello per tagliare le bollette di luce e gas.

