A Lecco, Comune di 47mila abitanti, si è deciso di lavorare su ciò che resta, portando il mercato cittadino, solitamente in centro città, nei rioni: «Partiremo con questa sperimentazione nei pomeriggi infrasettimanali a partire da febbraio. È una soluzione che lavora sul presidio sociale, più che sul voler tenere aperte a tutti i costi le attività», racconta l’assessore all’attrattività territoriale, Giovanni Cattaneo. «Siamo una città policentrica, con una quindicina di rioni. Dobbiamo compensare la carenza e la chiusura di attività storiche per far percepire alle persone, soprattutto le più anziane, che anche qui continuano a esistere le relazioni sociali». Da qui un protocollo siglato con Confcommercio, pensato come strumento di governance più che come azione d’emergenza.

Accanto a questo, il Comune ha avviato una sperimentazione tecnologica per misurare in tempo reale i flussi di persone nelle aree più frequentate del distretto urbano del commercio. «Vorremmo in futuro estendere la zona monitorata, perché ci aiuta a dare feedback ai commercianti e a migliorare la programmazione pubblica – spiega Cattaneo –: eventi sul lungolago, iniziative nelle piazze, politiche turistiche». Anche il turismo diventa una leva: itinerari tematici, esperienze fuori dal centro, collegamenti tra percorsi culturali e attività commerciali locali. «Ci siamo dati tre anni di sperimentazione per capire quali esperienze funzionano di più, come per esempio il noleggio della bici visitare i luoghi della scapigliatura».

Cosa fanno gli altri Comuni

Ma sondando i Comuni sul territorio italiano, si incontrano diverse iniziative. C’è chi sceglie la strada dei contributi diretti per favorire l’apertura di nuove attività, come nel caso di Forlì, o chi come Terre del Reno, nel ferrarese, attiva bandi per la riqualificazione e l’innovazione degli spazi. A Perugia il lavoro si è invece concentrato sulla governance: protocolli con le associazioni di categoria, mappatura degli sfitti, uso di dati sui flussi urbani e una revisione degli strumenti di pianificazione per provare a governare il mix commerciale e l’uso dello spazio pubblico.

In Toscana, a Prato, il commercio di prossimità è diventato occasione per un vero e proprio festival: con il progetto «Percorsi», finanziato anche con risorse europee, il Comune ha avviato un percorso di ascolto e co-progettazione con cittadini, operatori economici e associazioni, culminato in una una serie di iniziative diffuse nei quartieri e nelle frazioni per riportare persone, servizi e relazioni nei luoghi meno centrali della città: il «Festival della prossimità», appunto.

Le iniziative regionali

 Se a livello comunale l’azione è sartoriale, le Regioni sperimentano iniziative più ampie. In Emilia-Romagna per esempio la legge regionale sull’economia urbana ha introdotto il modello degli hub urbani e di prossimità, consentendo ai Comuni di candidarsi e accedere a risorse per programmi di medio periodo, basati su partenariati pubblico-privati. È il caso di realtà come San Lazzaro di Savena o Copparo, che hanno avviato studi di fattibilità finanziati dalla Regione.

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