Il decreto legge con le ‘Disposizioni urgenti per il Piano Casa’, licenziato oggi da Montecitorio e avviato all’esame del Senato (va approvato definitivamente entro il 6 luglio), punta a rendere disponibili circa 100mila alloggi nell’arco di dieci anni, intervenendo sia sul patrimonio pubblico esistente sia sulla nuova edilizia sociale. Il primo pilastro riguarda il recupero di circa 60mila alloggi Erp oggi non assegnabili perché bisognosi di manutenzione e ristrutturazione. Prevista la nomina di un commissario straordinario e il coinvolgimento di Invitalia come soggetto attuatore. Secondo un primo censimento effettuato dal Mit, “dalle Regioni di tutta Italia sono già pervenute oltre 63 mila richieste di ristrutturazione di immobili da destinare a famiglie attualmente in graduatoria in edilizia residenziale pubblica”. Il secondo asse del piano è il Fondo Housing Coesione gestito da Invimit, destinato a concentrare risorse nazionali ed europee per l’emergenza abitativa. Il terzo pilastro punta invece ad attrarre investimenti privati attraverso procedure accelerate e semplificazioni per progetti di edilizia integrata.
Sul fronte finanziario il Piano Casa potrà contare nel breve periodo su risorse immediatamente attivabili fino a circa un miliardo di euro dal 2027. In prospettiva, considerando anche i fondi della politica di coesione nazionale ed europea, la dote complessiva potrà raggiungere circa 10 miliardi entro il 2034. Una quota delle risorse potrà inoltre essere anticipata ricorrendo a finanziamenti concessi da istituzioni finanziarie. Il decreto prevede la costituzione del Fondo Housing Coesione presso Invimit, articolato in comparti regionali per indirizzare gli investimenti in funzione delle esigenze territoriali. Il Governo punta a utilizzare la leva finanziaria pubblica per sostenere programmi di edilizia sociale, recupero degli immobili pubblici e interventi di rigenerazione urbana. Il testo conferma inoltre l’obiettivo di favorire la realizzazione di nuovi alloggi in locazione a canone calmierato, integrando fondi statali, risorse europee e capitali privati in un unico schema di intervento.
Una delle novità centrali del decreto riguarda il coinvolgimento degli investitori privati nella realizzazione di nuovi alloggi. Per i progetti superiori a un miliardo di euro viene prevista la nomina di un commissario straordinario incaricato di rilasciare un’autorizzazione unica, con l’obiettivo di accelerare tempi e procedure. In cambio delle semplificazioni, gli operatori dovranno destinare almeno il 70% degli alloggi realizzati all’edilizia convenzionata, con prezzi di vendita o locazione ridotti di almeno un terzo rispetto al mercato. Il restante 30% potrà essere commercializzato a prezzi liberi. Proprio questo equilibrio rappresenta uno dei principali nodi segnalati dagli operatori del settore. Costruttori e investitori immobiliari ritengono infatti che la sostenibilità economica degli interventi dipenderà dalla flessibilità applicativa del rapporto 70-30 e dalle condizioni di mercato delle diverse aree territoriali.
La concreta efficacia del Piano Casa resta legata a una complessa fase attuativa. Il decreto demanda a numerosi, oltre 20, passaggi successivi tra provvedimenti amministrativi, convenzioni e accordi istituzionali. Tra i primi adempimenti figurano la nomina del commissario straordinario per il recupero degli alloggi pubblici, la stipula della convenzione con Invitalia e l’istituzione della cabina di monitoraggio. Sono inoltre previsti decreti ministeriali per disciplinare il Fondo di garanzia per la morosità incolpevole e le procedure di riscatto degli alloggi Erp. Sul fronte dell’edilizia integrata saranno necessarie convenzioni urbanistiche con i Comuni interessati, linee guida dell’Anci e un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per regolare gli aspetti fiscali e documentali. In diversi casi il decreto non indica tempistiche precise per l’adozione degli atti necessari, elemento che secondo gli operatori potrebbe rallentare l’effettiva messa a terra delle misure.
Il passaggio parlamentare del Piano Casa si è chiuso con un numero limitato di modifiche rispetto alle oltre 620 proposte emendative presentate inizialmente in commissione Ambiente alla Camera. Tra gli interventi da inserire nel testo, con emendamenti presentati dai relatori, è saltato il rafforzamento dell’edilizia sociale attraverso un miliardo di euro dei fondi “Rosco” affidato a Cassa depositi e prestiti. Il Mit ha fatto sapere che l’intervento entrerà «in una norma all’interno di un decreto di prossima adozione». Ritirata anche la proposta di modifica che rimetteva il Demanio al centro delle dismissioni. Un ritocco importante è invece arrivato sul fronte del terzo pilastro, dedicato agli interventi privati e all’edilizia convenzionata. In Commissione è stato cancellato il passaggio che vincolava l’accesso alle procedure speciali del provvedimento alla presenza di fondi esteri. Resta, però, la soglia minima di un miliardo di euro a progetto. Un altro emendamento passato in commissione prevede infine che anche i sindaci possano essere assegnatari dei fondi dedicati all’edilizia residenziale pubblica, oltre alle aziende Casa.

