Una scoperta archeologica assimilabile per significato al ritrovamento della tomba di Tutankhamon, della scuola di Pitagora a Crotone o del Lapis Niger a Roma prova dell’esistenza dell’Età regia. Il parallelo è stato fatto dal ministro della Cultura Alessandro Giuli per esprimere l’importanza del ritrovamento dei resti della Basilica romana di Vitruvio, figura fondante dell’architettura occidentale, nato nell’antica Fanum Fortunae, oggi Fano, in provincia di Pesaro Urbino. Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha vissuto una stagione di scoperte archeologiche cruciali che hanno cambiato la percezione di interi periodi storici. Anche se una graduatoria è tecnicamente impossibile, risultando comunque non definitiva, è utile accennare alle più importanti.

La Basilica di Vitruvio

Nel primo secolo dopo Cristo Marco Vitruvio Pollione progettò e realizzò l’opera architettonica, l’unica che poi si auto-attribuì nel suo De Architectura. La Basilica di Vitruvio è affiorata nel centro della città di Fano, durante scavi per la riqualificare piazza Andrea Costa: si trattava di un’edificio di pianta rettangolare, contornato da un perimetro di otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi. La conferma della scoperta è arrivata da un ultimo sondaggio che ha restituito la quinta colonna d’angolo e la corrispondenza di posizione, orientamento, descrizione planimetrica alla descrizione fatta da Vitruvio. Le colonne, di cinque piedi romani di diametro (147-150 cm), alte circa 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti a sostegno di un piano superiore. Questo risultato si inserisce in un percorso di ricerca avviato da anni: nel 2022, in via Vitruvio vennero rivenute imponenti strutture murarie e pavimentazioni in marmi pregiati che evidenziavano la presenza di edifici pubblici di alto livello. Le verifiche continueranno nel cantiere, destinato ad ampliarsi, finanziato con fondi Pnrr.

I resti della Basilica romana di Vitruvio. Fano, 20 gennaio 2026, ANSA/Ufficio stampa Comune di Fano

I Bronzi di San Casciano

Rinvenuti tra il 2022 e il 2024 nel fango termale del Bagno Grande, rappresentano il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai rinvenuto in Italia. Si tratta di oltre 24 statue integre (incluse figure di divinità come Apollo e Igea), migliaia di monete in oro e argento, e offerte votive anatomiche. Le iscrizioni in etrusco e latino sulle statue confermano una pacifica convivenza tra le due culture. Il sito era un santuario curativo dove le acque erano considerate sacre. Molti reperti sono stati esposti al Quirinale e in tour nei principali musei nazionali ed è prevista l’inaugurazione di un museo dedicato nel borgo di San Casciano.

Il Termopolio e la Regio V a Pompei

La messa in sicurezza dei fronti di scavo (2018-2024) ha permesso di esplorare aree mai toccate prima. Il Termopolio è stato rinvenuto intatto nel 2020, è una “tavola calda” dell’antichità con un bancone ad angolo decorato da affreschi di animali (un gallo, un cane al guinzaglio) e nature morte. All’interno dei contenitori (dolia) sono state trovate tracce di cibo: carne di maiale, pesce, lumache e fave. La Casa dei Pittori al Lavoro, scoperta nel 2024, mostra una domus in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione, con secchi di calce e pigmenti pronti per essere stesi sulle pareti. Grazie a tecnologie digitali come l’Reflectance Transformation Imaging (RTI), sono stati scoperti decine di nuovi graffiti e disegni sulle pareti di un antico corridoio di Pompei, alcuni con note d’amore e immagini di gladiatori. Questo tipo di scritture quotidiane arricchisce notevolmente la comprensione della vita sociale nella città sepolta dal Vesuvio.

Il Portico di Caligola

Scoperto nel giugno 2024 durante i lavori di pedonalizzazione per il Giubileo 2025, questo ritrovamento ha cambiato la mappa della Roma imperiale. È emerso un imponente porticato con pareti in opera reticolata e un ampio spazio aperto a giardino affacciato sul Tevere. Il ritrovamento di una tubatura di piombo (fistula) con l’iscrizione “C(ai) Caesaris Augusti Germanici” ha permesso di attribuire l’area agli Horti Agrippinae, i giardini di proprietà della madre di Caligola. Gli scavi per l’estensione della Metro C di Roma, in Piazza Venezia, hanno portato alla luce resti di case e botteghe appartenenti alla Roma del II–I sec. A/C, incluse strutture multi-piano. Ciò sta ampliando la conoscenza dell’urbanistica e della vita quotidiana delle classi popolari romane.

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