Cresce la blue economy italiana, che arriva oggi a quasi 225 miliardi di valore, pari all’11,4% del Pil nazionale, con il Mezzogiorno che si conferma l’area col maggior peso nel “sistema mare”. È quanto emerge dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare, redatto dall’osservatorio Ossermare con Centro studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio di Frosinone Latina e Blue forum Italia network. Il documento, che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, sarà presentato oggi a Roma, presso il ministero delle Imprese e del made in Italy, nell’ambito del Blue forum 2026.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’economia del mare in Italia, secondo il nuovo Rapporto, genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia (con un moltiplicatore che, quest’anno, è rimasto stabile a 1,8: cioè, per ogni euro speso nei comparti direttamente afferenti alla filiera mare, se ne attivano altri 1,8), raggiunge i 224,9 miliardi pari, appunto, all’11,4% del Pil italiano. Nel precedente documento, presentato a luglio 2025, il valore aggiunto diretto era a 76,6 miliardi, quello attivato raggiungeva i 216,7 miliardi ed era pari all’11,3% del Pil. Una crescita su tutti i fronti, dunque, a cui si aggiunge anche quella delle aziende e della forza lavoro: nel 2026 si contano 253.599 imprese e 1,13 milioni di occupati, mentre nella rilevazione dell’anno precedente le imprese erano 232.841 e gli occupati 1,08 milioni.

Se, poi, si considerano i valori d’incremento che l’istituto Tagliacarne ha rilevato sulla contabilità Istat di marzo 2026, che aggiornano quelli di luglio 2025, il Rapporto certifica che il valore aggiunto complessivo dell’economia del mare è cresciuto di circa 9,6 miliardi, mentre quello diretto ha segnato + 3,8%, a fronte del + 2,1% dell’economia nazionale; il che, in termini assoluti, è pari a un incremento annuo di circa 2,9 miliardi di euro. Per gli addetti, poi, l’aumento occupazionale è del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana. Il Mezzogiorno, si legge ancora nel Rapporto 2026, si conferma l’area «con il maggiore peso nel “sistema mare”, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale. Anche il Centro ha un peso sostenuto. L’area genera il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione della blue economy in Italia. Si osservano incidenze più contenute per il Nord. Nel dettaglio, il Nordovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu del Paese e per il 14,4% all’occupazione. Considerazioni analoghe si rilevano per il Nordest, che segna incidenze pari al 17,3% sul valore aggiunto e al 16% sull’occupazione» blu.

Le Regioni top, per incidenza di valore aggiunto della blue economy sul totale dell’economia territoriale, sono Liguria (14,4%), Sardegna (7,5 %), Friuli-Venezia Giulia (7,3 %), la Campania (7,1%), la Sicilia (7,0%), il Lazio (6,8%). E, spostandosi sulle Province, ci sono Trieste (21,4%), Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%), Venezia (12,3%). Quanto al capitale umano, benché non immune al problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, i dati rilevano «una maggiore resilienza del “sistema mare”, con il 65,9% delle imprese blu che segnala difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, a fronte del 68,4% riscontrato per il totale economia».

Secondo Andrea Prete, presidente di Unioncamere, «il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all’occupazione, evidenzia come questa filiera sia divenuta una vera leva di politica industriale. Perché vi ritroviamo tutte le componenti dello sviluppo, in termini di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture».

Condividere.
Exit mobile version