La formazione chiude il divario di genere

I percorsi formativi mirati possono ridurre concretamente il divario nelle competenze finanziarie. Secondo un’analisi della Banca d’Italia sul programma “Le donne contano”, le partecipanti hanno migliorato le proprie conoscenze finanziarie di circa il 30% rispetto a un gruppo di controllo che non aveva seguito il percorso formativo. Anche le evidenze internazionali confermano l’efficacia di questi interventi: l’Ocse sottolinea che programmi strutturati di educazione finanziaria, soprattutto se introdotti in età scolastica, rafforzano la capacità di pianificazione economica e la fiducia nelle proprie decisioni finanziarie nel lungo periodo. Non è quindi il talento a mancare, ma gli strumenti: investire nella formazione finanziaria significa offrire alle donne maggiori opportunità di autonomia e partecipazione economica.

Il ruolo dell’Abi e delle banche

In questo contesto anche il settore bancario svolge un ruolo centrale nella diffusione della cultura finanziaria e nella promozione dell’indipendenza economica. Con l’iniziativa “Il talento non ha genere. Abbasso gli stereotipi”, Abi punta a sensibilizzare sui temi della parità di genere e del contrasto agli stereotipi attraverso l’accrescimento delle competenze finanziarie come strumento a supporto di inclusione sociale e pari opportunità. «Investire nella formazione e crescita delle competenze e abilità è leva di resilienza ai cambiamenti, inclusione, pari opportunità» afferma Marco Elio Rottigni, direttore generale di Abi, che sottolinea: «Se, come afferma l’Istat, nel 2024 il divario di genere nel tasso di occupazione in Italia rimane stabile a 19 punti percentuali, per ridursi significativamente al crescere del titolo di studio, scendendo a 7,2 punti percentuali per i laureati, allora formazione e accrescimento delle competenze possono migliorare il benessere finanziario e mitigare il divario tra donne e uomini».

Nell’ambito della campagna globale di Un Women “Rights. Justice. Action. For ALL women and girls”, Abi riunisce attività di sensibilizzazione, testimonianze e progetti educativi rivolti soprattutto ai giovani: «Comprendere le nuove esigenze, accompagnando i cambiamenti e offrendo soluzioni concrete e sostenibili, è per il settore bancario una responsabilità e un impegno quotidiano, anche attraverso programmi di educazione finanziaria e di inclusione – sottolinea Gianni Franco Papa, presidente del comitato tecnico-strategico Abi “Evoluzione demografica e servizi bancari” e amministratore delegato di Bper Banca, aggiungendo: «Valorizzare rispetto e pari opportunità, a partire dalle generazioni più giovani, significa contribuire a formare una cittadinanza sempre più consapevole, attiva e capace di guardare al futuro».

Le nuove generazioni sono al centro di una delle iniziative principali della campagna: l’evento formativo “Abbasso gli Stereotipi”, realizzato insieme alla Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (FEduF), si rivolge proprio agli studenti delle scuole primarie e medie proponendosi come un format partecipativo in cui bambine e bambini dialogano direttamente con protagoniste del mondo bancario, economico ed educativo. L’obiettivo è mostrare, attraverso testimonianze ed esempi concreti, come la conoscenza del denaro, del risparmio e della pianificazione finanziaria possa diventare fin dall’infanzia uno strumento di autonomia, consapevolezza e pari opportunità: «L’educazione finanziaria è lo strumento decisivo per abbattere gli stereotipi e fornire alle donne la libertà di scegliere il proprio futuro – spiega Giovanna Boggio Robutti, direttrice generale di FEduF – Colmare il divario di competenze non è solo una sfida formativa, ma un atto di prevenzione contro la violenza economica e un passo necessario verso una società più equa».

La violenza economica

Intervenire sulla formazione finanziaria per le donne significa anche lavorare sulla prevenzione della violenza economica, una forma di abuso spesso invisibile ma diffusa: «Promuovere pari opportunità in ogni ambito – educativo, sociale, economico – significa costruire percorsi affinché nessuna bambina sia limitata da stereotipi, discriminazioni, mancanza di risorse, e contribuire a prevenire fenomeni di violenza di genere anche di natura economica, tanto drammatici quanto troppo spesso non riconosciuti» sottolinea Ilaria Dalla Riva, presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) di Abi. Secondo l’ultima indagine Istat sulla violenza contro le donne (2025), il 6,6% delle donne in Italia ha subito nel corso della vita forme di violenza economica da parte di un partner attuale o passato. Si tratta di comportamenti che limitano o controllano l’autonomia finanziaria della partner — come impedire di lavorare, negare l’accesso al denaro o escludere dalle decisioni economiche familiari — e che trovano terreno fertile proprio nelle situazioni di dipendenza economica.

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