Electrolux non farà azioni unilaterali. All’incontro al Mimit la multinazionale ha annunciato la sua disponibilità a discutere misure condivise rinunciando a procedere con licenziamenti e chiusure in maniera unilaterale. Fonti presenti all’incontro riferiscono che il ministro Adolfo Urso avrebbe sollecitato un fitto percorso di incontri in modo da arrivare a trovare un accordo entro l’inizio di agosto, ossia il periodo in cui cominciano le ferie. Ci sono quindi malcontati 50 giorni, 7 , 8 settimane durante le quali ci saranno altri incontri tra le parti per provare ad arrivare al risultato auspicato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ossia un accordo sostenibile. Il piano presentato dall’azienda nelle scorse settimane con oltre 1.700 esuberi e chiusure, come ha ribadito il ministro, è però inaccettabile e non può essere un punto di partenza. Tantomeno un punto di arrivo.
Per i sindacati si tratta di una notizia molto positiva anche se, come dice Davide Sperti, il neo segretario generale della Uilm succeduto a Rocco Palombella, «la situazione non è risolta definitivamente. Però il piano è sospeso e l’azienda non partirà unilateralmente non nessuna iniziativa. Credo che questo sia un primo passo avanti che possiamo accogliere con cauto ottimismo e che è frutto delle mobilitazioni congiunte fatte in queste settimane». Almeno si può dire che sia stato «modificato l’ordine del giorno con cui l’azienda voleva affrontare la vertenza», partendo con i 1719 esuberi aggiunge Michele De Palma della Fiom: «Li abbiamo fermati, abbiamo vinto, avete vinto, ma la battaglia non è finita. Si tratta di una tregua armata tra noi ed Electrolux». Per i sindacati, è stato preso un importante impegno politico che però andrà valutato nei fatti. Il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, dice che «è molto importante l’impegno politico che è stato preso, lo vogliamo vedere poi alla prova dei fatti. Non è che l’azienda fra qualche settimana si sveglia e comunica che riprende in mano il vecchio piano. Per quanto ci riguarda la discussione deve essere alternativa a partire dagli esuberi. Per noi è importante l’impegno delle istituzioni politiche. Non c’è stata una regione che non si sia impegnata a dare disponibilità finanziarie per costruire un piano alternativo ai licenziamenti e alla chiusura. Li voglio vedere la prova dei fatti, non che fra qualche mese non ci sono le disponibilità e noi ci troviamo il problema sul tavolo». Altrettanto importante, per Uliano, «è stato l’impegno del governo rispetto a modificare le regole e le situazioni che ci troviamo in Europa, che costruiscono una condizione che sul mercato i nostri prodotti vengono calpestati da un’azione di dumping da parte di altri produttori stranieri. Allora se c’è questo impegno, deve essere portato fino in fondo e dico a questo governo che siccome una delle questioni è la questione dell’energia che mette fuori competizione le imprese, allora che il Governo faccia finalmente la sua parte, apra il tavolo dell’elettrodomestico, costruisca le proposte con risorse dedicate nel nostro Paese e in Europa».
La viceministra dell’ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava che ha partecipato al tavolo ha parlato di «moderata soddisfazione per la disponibilità manifestata dall’azienda ad aprire un confronto finalizzato a individuare un piano alternativo. Ora serve l’impegno di tutte le parti per favorire un percorso credibile di rilancio e di superamento della crisi, fondato su trasparenza e lealtà reciproca. Il Governo continuerà a svolgere il proprio ruolo di coordinamento e garanzia, affinché il lavoro di queste settimane produca soluzioni concrete, evitando il rischio di ritrovarci, tra pochi mesi, di nuovo al punto di partenza. L’obiettivo resta chiaro: tutelare l’occupazione, salvaguardare il patrimonio industriale e rafforzare la competitività di un settore strategico per il Paese».

