Investimenti in crescita soprattutto nelle reti per gli operatori della filiera energetica italiana. Secondo il Rapporto Utilities 2026 – presentato oggi a Milano alla Cfo Utilities Conference organizzata dalla società di consulenza e ricerca Agici, e realizzato in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo-Divisione Imi Corporate & Investment Banking – nell’anno appena passato le multiutility prese a campione (A2A, Acea, Agsm-Aim, Hera, Iren, Plures) hanno investito circa 5 miliardi di euro: -14% rispetto al 2024, per effetto di alcune operazioni straordinarie concluse nell’anno precedente, ma considerando gli investimenti organici, il risultato segna +10% con focus su rinnovabili, reti, ambiente ed idrico.
Le multiutility prevedono investimenti complessivi pari a 25 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, di cui circa 18 miliardi nel triennio 2026-2028 e 6,7 miliardi tra 2029 e 2030, con una destinazione verso reti (32%), generazione (20%), idrico (18%) e ambiente (15%).
I gruppi energetici considerati (Alerion Clean Power, Alperia, Cva, Dolomiti Energia, Edison, Enel) nel 2025 hanno registrato investimenti per circa 7,8 miliardi di euro: +16%, prevalentemente in reti (67%) e sviluppo delle rinnovabili (18%), e attenzione crescente verso gli accumuli. Nel periodo 2026-2028, hanno pianificato investimenti per circa 25,1 miliardi di euro, che salgono a circa 29 miliardi al 2030. Secondo i piani industriali, il 44% delle risorse sarà destinato alle reti, seguito dalle fonti rinnovabili (20%).
Gli operatori di rete esaminati nello studio (Ascopiave, Italgas, Snam, Terna) nel 2025 hanno investito circa 7,9 miliardi di euro: +21% rispetto al 2024, un incremento riconducibile anche a operazioni di M&A. Nel triennio 2026-2028 gli investimenti programmati ammontano a circa 27 miliardi di euro, che arrivano a circa 37 miliardi al 2031.
Secondo lo studio, gli operatori della filiera gas & power italiana presi a campione stimano per il 2025 ricavi in crescita del 5%, a 74,7 miliardi nel 2025. L’Ebitda atteso è di 17,9 miliardi di euro (+2,1%), a fronte di una riduzione della marginalità media dal 24,6% al 23,9%. L’utile netto aggregato è previsto a 6,4 miliardi (+2,5%), mentre l’indebitamento finanziario complessivo è previsto in crescita del 15,4%, a 66 miliardi di euro.

