“In Italia le epatiti virali hanno rappresentato per molti anni una grave emergenza di salute pubblica: circa 10 anni fa la mortalità correlata era quasi 3 volte superiore a quella osservata oggi. I progressi ottenuti grazie alla diagnosi e alle terapie antivirali dimostrano che queste malattie possono essere prevenute e curate, ma la guardia non deve essere abbassata”. Lo sottolinea l’Istituto superiore di sanità nella Giornata mondiale contro le epatiti.
I dati
Secondo l’ultimo bollettino della sorveglianza Seieva, pubblicato nel marzo scorso e aggiornato in giugno, “nel 2025 in Italia sono in calo i casi di epatite B e C, mentre crescono l’epatite E e soprattutto la A”. Contro l’epatite oggi “disponiamo di test semplici e terapie altamente efficaci”, evidenzia l’Iss. “Per questo è fondamentale aderire allo screening, eseguire il test almeno una volta nella vita e cogliere ogni occasione per una diagnosi precoce. La lotta alle epatiti deve essere considerata a tutti gli effetti una strategia di contrasto al cancro: attraverso la vaccinazione anti-Hbv”, contro il virus dell’epatite B, “la diagnosi precoce e la cura dell’epatite C”.
Le stime
Il World Hepatitis Day del 28 luglio è “un’occasione per diffondere il messaggio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che invita a mettere in atto iniziative per porre fine all’epatite come problema di salute pubblica. Le stime dell’Oms – ricorda l’Iss – sono esplicite: 287 milioni di persone nel mondo convivono con epatite cronica da virus B e C (Hcv). Ogni anno si registrano quasi 2 milioni di nuovi casi e oltre 1,3 milioni di persone muoiono a causa di patologie quali cirrosi e cancro del fegato: il numero di decessi più alto tra tutte le malattie infettive. A queste si aggiungono molte persone che non hanno sintomi, e scoprono quindi di avere la malattia quando è troppo tardi. Le epatiti croniche da virus B e C sono diffuse anche nel nostro Paese, sebbene le nuove infezioni siano segnalate in calo. Inoltre, le infezioni da virus dell’epatite A (Hav) ed E (Hev) sono largamente diffuse nei Paesi con bassi standard igienico-sanitari, ma si verificano anche nei Paesi europei, Italia inclusa, sia con casi sporadici che con focolai epidemici” come quello che nei primi mesi del 2026 ha interessato soprattutto la Campania.
“Eliminare le epatiti – precisa l’Iss – significa prevenire la cirrosi, i tumori del fegato, i ricoveri e le morti evitabili”. Per questo “il ministero della Salute, in collaborazione con l’Iss, le Regioni, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti, ha lavorato a un Piano nazionale d’azione per porre fine alle epatiti virali, all’Hiv e alle infezioni sessualmente trasmesse (Ist). Il Piano, attualmente in approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, include strategie per migliorare la prevenzione e promuovere la diagnosi precoce e l’accesso alle terapie, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo le nuove infezioni e la mortalità”.
“Le epatiti virali rappresentano ancora oggi un problema di salute pubblica di grande rilevanza – afferma Anna Teresa Palamara, a capo del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss – che il nostro Paese vuole affrontare con un Piano nazionale che include malattie e agenti patogeni accomunati da alcune delle modalità di trasmissione come epatiti, Hiv e Ist. Piano che propone anche una serie di misure per migliorare l’efficienza dello screening e facilitare l’accesso alle cure – rimarca – visto che la diagnosi delle epatiti virali è da sempre un elemento critico poiché la maggior parte delle persone non presenta sintomi evidenti ed effettua il test tardivamente, rischiando di sviluppare una malattia epatica avanzata”.
“Le misure attualmente in vigore in Europa per il controllo dell’epatite virale – riporta l’Ecdc – includono la vaccinazione contro l’epatite B, misure di riduzione del danno e di controllo delle infezioni per prevenire la trasmissione, test per identificare precocemente le infezioni e trattamenti in grado di curare l’epatite C e controllare l’epatite B. Lo screening di routine per l’epatite B in gravidanza è ormai consolidato in tutti i 30 Paesi Ue/See e ha contribuito a ridurre la trasmissione verticale dell’epatite B da madre a figlio a meno del 2%”.
L’Ecdc e l’Agenzia europea per le droghe (Euda) hanno delineato “interventi chiave per prevenire e controllare le malattie infettive nelle persone che fanno uso di droghe per via iniettiva e hanno sviluppato un kit di strumenti online a supporto degli sforzi per eliminare l’epatite virale nelle carceri. Migliorare l’assistenza sanitaria in questi contesti ridurrebbe sostanzialmente la trasmissione e contribuirebbe a porre fine all’epatite come minaccia per la salute pubblica”.
Spallanzani: Focolai legati al consumo di cibi contaminati”
L’ incremento dei casi di epatite A ha interessato significativamente il Lazio dove i dati del Servizio Regionale per l’Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle Malattie Infettive (SERESMI) dell’INMI Spallanzani hanno evidenziato 120 casi nei primi mesi del 2026. Un aumento associato principalmente a episodi di trasmissione alimentare e interpersonale, con particolare attenzione ai focolai legati al consumo di alimenti contaminati.
In occasione della Giornata mondiale delle epatiti, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma – in prima linea nella lotta alle epatiti virali sin dalla sua nascita – ribadisce il proprio impegno nella prevenzione, nella ricerca e nella cura delle infezioni virali. Un ruolo costruito in oltre un secolo di attività e caratterizzato dalla capacità di accompagnare l’evoluzione della medicina infettivologica, passando dalle terapie basate sull’interferone alle moderne cure antivirali che hanno profondamente modificato la storia naturale di queste patologie.

