Proseguono nel nord della Germania i tentativi di salvare una megattera bloccata da tre giorni nelle acque basse della baia di Lubecca, sul Mar Baltico. L’animale, avvistato per la prima volta lunedì, si è arenato su una secca sabbiosa che gli impedisce di tornare in mare aperto.

Secondo i soccorritori, la megattera è finita vicino alla costa dopo essere rimasta impigliata in una rete da pesca, un episodio che avrebbe compromesso i movimenti delle pinne e indebolito l’animale. «È su un banco di sabbia inclinato: la coda è in acque più profonde, mentre la testa si trova in acqua bassa», ha spiegato il biologo marino Robert Marc Lehmann.

Lehmann ha inoltre raccontato che l’animale lo ha guardato e ha reagito al contatto, segno che è ancora in grado di interagire con l’ambiente circostante.

Per liberarla, squadre di emergenza e volontari stanno utilizzando draghe per scavare un canale che consenta all’animale di tornare al largo. L’operazione è complessa: il fondale varia rapidamente e le correnti, insieme al vento, rendono difficile mantenere condizioni stabili. «Gli escavatori dovranno misurare la profondità dell’acqua e poi iniziare a scavare un passaggio», ha spiegato la veterinaria Stephanie Gross, dell’Istituto per la ricerca sugli animali terrestri e acquatici.

Le condizioni della balena sono considerate relativamente stabili, anche se la situazione resta critica: non si alimenta da giorni ed è sottoposta a forte stress, pur mantenendo una buona condizione fisica generale. La sua reazione all’intervento dei macchinari sarà determinante per l’esito dell’operazione, secondo gli esperti.

La megattera, lunga tra i 12 e i 15 metri e con un peso stimato intorno alle 15 tonnellate, è una specie tipica del Mare del Nord e la sua presenza nel Baltico è considerata rara. Gli esperti ipotizzano anche che l’animale possa essersi disorientato seguendo banchi di pesce o a causa del rumore subacqueo.

I tentativi precedenti, tra cui la creazione di onde artificiali con imbarcazioni e l’uso di piccoli mezzi per smuovere il fondale, non hanno avuto successo. 

Ora l’obiettivo è aprire un varco sufficiente per consentirle di muoversi autonomamente verso il mare aperto. Resta però un’incognita: anche se liberata, potrebbe non avere la forza necessaria per allontanarsi e rischiare di arenarsi di nuovo.

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