Acciaierie d’Italia prepara le manovre di spegnimento dell’area a caldo a Taranto dopo che la sentenza della Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di Ilva e di AdI contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ne ordina lo stop poiché inquinante. Già nella serata di giovedì l’azienda ha scritto ad Ispra e Arpa Puglia, gli enti di controllo che devono vigilare sull’operazione, comunicando di essere pronta ad adempiere alla disposizione dell’autorità giudiziaria. E proprio giovedì i tecnici di Ispra e Arpa erano in fabbrica per una delle consuete ispezioni trimestrali sul rispetto delle prescrizioni ambientali dell’Aia da parte dell’azienda, solo che si sono limitati ai controlli e non si sono occupati dell’avvio dello spegnimento. Che adesso sarà il passo successivo e finale dopo aver tenuto in preriscaldo l’altoforno 2 in attesa della Cassazione.
Per preriscaldo, s’intende nessuna produzione di ghisa e mantenimento di un minimo tecnico con l’immissione di gas nei cowper dell’impianto. Gas comprato dall’esterno perché non essendoci attività, lo stabilimento non recupera nemmeno più gas dalla lavorazione. Il gas nei cowper ha sinora consentito di avere una temperatura di poco inferiore ai mille gradi, che ovviamente si abbasserà non appena l’alimentazione sarà staccata avviando così il progressivo raffreddamento dell’altoforno.
Insieme allo stop dell’altoforno 2, che ha effettuato l’ultima colata di ghisa l’8 ottobre per prepararsi alle scadenze imposte dal decreto giudiziario, operazione analoga avverrà per altiforni 1 e 4, anch’essi in preriscaldo ma inattivi da più mesi. L’altoforno 1, infatti, è sotto sequestro senza facoltà d’uso da parte della Procura di Taranto da maggio 2025 a causa di un incendio avvenuto all’esterno dell’impianto, sequestro che a giugno scorso la Cassazione ha confermato, mentre il 4 è stato fermato a fine febbraio 2026 per lavori con la previsione di tornare in funzione a fine aprile insieme alle batterie delle cokerie, cosa che però non è avvenuta. Le batterie 7-8-9-12, che producono il carbon coke per gli altiforni, sono in preriscaldo quasi da inizio anno e da allora, non producendo più coke, l’ex Ilva ha dovuto comprarlo sul mercato. Per arrivare alla fermata totale, spiegano i tecnici, servirà più tempo per le batterie rispetto agli altiforni. Nelle batterie, infatti, la temperatura deve prima arrivare ad una soglia minima, dopodiché si spegneranno lentamente via via che il loro raffreddamento avanzerà. Ispra e Arpa Puglia hanno già presenziato a metà mese all’avvio del preriscaldo dell’altoforno 2 e l’altro ieri hanno ulteriormente controllato l’area a caldo.
Circa le ripercussioni occupazionali, i sindacati attendono la convocazione del ministero del Lavoro per l’esame congiunto con l’azienda della nuova procedura di cassa integrazione straordinaria che, rispetto all’attuale tetto massimo di 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto, adesso ne avrà uno di 8.622 di cui 6.964 a Taranto. Numeri più alti e parametrati alla nuova situazione. Per l’indotto-appalto, infine, la cassa in deroga é già prevista dal nuovo decreto legge da ottobre a giugno per 4.200 unità, ma l’associazione delle imprese Aigi ha scritto al ministero del Lavoro chiedendo una modifica dei criteri di ammissione. «O riconoscere – spiega il presidente di Aigi, Nicola Convertino – la cassa integrazione a tutto il personale a tempo indeterminato che ha effettuato accessi in stabilimento», oppure considerare che l’unità produttiva locale, pur non accedendo in fabbrica con i propri addetti, ha svolto comunque attività per il siderurgico che hanno impattato per più del 50 per cento sul fatturato aziendale.

